L’articolo 46 della legge finanziaria abolisce la Commissione per la Garanzia dell’Informazione Statistica e crea… una Commissione con lo stesso nome. Bizzarra procedura, che serve probabilmente ad evitare qualsiasi continuità tra i due organi. Quella nuova però sembra molto più ricca della precedente: avrà un organico di 20 unità e una dotazione di 1,2 milioni di euro. Anche i poteri sono stati ampliati. Anziché limitarsi a vigilare sulla imparzialità e completezza dell’informazione statistica fornita dall’Istat e dagli altri enti del Sistema statistico nazionale, sulla qualità delle metodologie e delle tecniche informatiche e sulla conformità alle direttive internazionali, come prevedeva la legge del 1989, il nuovo organo avrà “poteri di indagine, valutativi e propositivi nei confronti dell’Istat e degli altri Enti”, nonché “poteri di vigilanza sull’affidabilità , trasparenza e completezza dell’informazione statistica fornita dalle amministrazioni competenti in materia di finanza pubblica”.

Questo Super-Istat è un ente inutile, come ha scritto Federico Fubini sul Corriere Economia del 16 ottobre? A mio giudizio non è inutile ma è pericoloso, perché potrebbe rafforzare la subordinazione dell’Istat all’esecutivo.

Il progetto sembra rispondere a due esigenze effettive: la prima è quella di rafforzare la credibilità dell’Istat, messa a dura prova dalle vicende del changeover dalla lira all’euro e ancora sotto attacco ogni mese da parte delle associazioni dei consumatori per le statistiche sui prezzi; dall’altro creare quel soggetto di valutazione indipendente sui conti pubblici di cui negli ultimi mesi si è spesso favoleggiato per rendere più credibile la nostra contabilità di fronte agli osservatori internazionali.

La riforma della Commissione di garanzia, un ectoplasma che non ha mai avuto alcun peso, nonostante le persone di grande valore che si sono succedute ai suoi vertici, potrebbe in effetti essere un modo di rafforzare l’intero sistema della statistica pubblica. La Commissione potrebbe servire a certificare in autonomia la qualità dei dati. Per raggiungere questo obiettivo deve però essere autonoma: nominata dal Parlamento o addirittura accasata presso il Cnel, se si volesse rafforzare anche il legame tra la statistica e le parti sociali, sulla base del principio che il consenso sui dati deve coinvolgere tutti, lavoratori e sindacati, consumatori e utenti. Il fatto di lasciare la Commissione presso la Presidenza del Consiglio e l’attribuzione di poteri di indagine sugli istituti del Sistema statistico nazionale (quindi anche sull’organizzazione interna, non solo sulle loro produzioni) rafforza invece il rischio di ingerenza politica sull’attività statistica.

La vigilanza sulla qualità dei dati è l’obiettivo attribuito dalla Finanziaria alla nuova Commissione in materia di finanza pubblica. Qui però il vero problema non riguarda la classificazione di entrate e spese già avvenute (i calcoli dell’Istat e di Eurostat non sono oggetto di polemiche significative) quanto la legislazione in fieri, cioè l’effettivo costo dei provvedimenti annunciati. Proprio l’esperienza di questa Finanziaria conferma però che questa funzione è svolta egregiamente dagli uffici studi di Camera e Senato, che potrebbero essere potenziati e coordinati, forse dando vita a qualcosa di simile al Congressional Budget Office che assiste il Parlamento Usa nella valutazione dei provvedimenti di spesa. Ma è comunque una funzione che poco ha a che fare con la Commissione di Garanzia.

Concludiamo con un suggerimento. Tra poche settimane, il 28 e 29 novembre, si terrà a Roma la Conferenza nazionale di statistica, che la legge impone con cadenza biennale. Vi parteciperanno politici, tecnici ed esperti, tutti quelli che hanno a cuore lo stato della statistica pubblica in Italia. Perché non stralciare dalla Finanziaria questo frettoloso articolo 46 e non far nascere dalla Conferenza una proposta di riforma condivisa?

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