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	<title>Donato Speroni &#187; Savona</title>
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		<title>Amato: dopo la crisi un’Europa più unita, forse senza Londra</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 21:04:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Speroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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		<description><![CDATA[Adesso possiamo dirlo: è possibile che l’euro superi la crisi, nonostante le previsioni autorevoli e tecnicamente fondate di un suo tracollo. Ragioniamo sul testo di una mia intervista a Giuliano Amato, nella quale l’ex presidente del Consiglio dimostra capacità di visione politica e delinea il futuro dell’eurozona come nucleo propulsivo dell’integrazione europea. Un futuro che [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Adesso possiamo dirlo: è possibile che l’euro superi la crisi, nonostante le previsioni autorevoli e tecnicamente fondate di un suo tracollo. Ragioniamo sul testo di una mia <a href="http://www.donatosperoni.it/wp-content/uploads/2012/02/east39-Pp-90-95-ItaWeb.pdf">intervista</a> a Giuliano Amato, nella quale l’ex presidente del Consiglio dimostra capacità di visione politica e delinea il futuro dell’eurozona come nucleo propulsivo dell’integrazione europea. Un futuro che inevitabilmente imporrà una drammatica alternativa agli euroscettici, Gran Bretagna in testa: o accettare le regole comuni o uscire dall’Unione.<span id="more-717"></span></strong></p>
<p>Ha contribuito a rasserenare il panorama europeo l’accordo raggiunto il 30 marzo in merito al <strong>Trattato sui bilanci</strong>, con l’autoesclusione della Gran Bretagna e della Repubblica ceca. Insieme  al <strong>nuovo clima di fiducia verso il governo italiano</strong>, pedina essenziale per la tenuta della moneta comune, induce a pensare che alla fine n<strong>onostante tutto l’euro ce la farà</strong>, contrariamente alla previsione di numerosi esperti. Sarebbe l’ennesima riconferma in economia della <strong>metafora del calabrone</strong>, l’insetto che secondo le leggi naturali non dovrebbe essere in grado di alzarsi in aria, eppure vola.</p>
<p>E’ interessante osservare che molti tra i maggiori economisti avevano profetizzato il declino della moneta unica: è questa per esempio la tesi di <strong>Paolo Savona</strong>, uno dei più autorevoli conoscitori della realtà italiana ed europea nel suo ultimo libro “<a title="La scheda del libro di Savona" href="http://www.rubbettinoeditore.it/news/332-eresie-esorcismi-e-scelte-giuste-per-uscire-dalla-crisi.html">Eresie, esorcismi e scelte giuste per uscire dalla crisi. Il caso Italia</a>&#8221; . Savona sostiene l’opportunità che l’Italia si liberi dal “cappio dell’euro”. E non è un mistero che anche all’interno della Banca d’Italia numerosi dirigenti fino a pochi giorni fa davano l’euro per spacciato. <strong>Forse esiste una specie di miopia degli esperti</strong>, attenti a valutare tutte le implicazioni delle leggi economiche, ma <strong>che finiscono col perdere di vista la dimensione politica della partita</strong> che si sta giocando e che ha fatto sì che comunque alla fine i capi di stato e di governo abbiano dovuto in qualche modo trovare una via d’uscita dalla crisi.</p>
<p>Proprio perché fotografa questa dimensione politica della crisi mi sembra interessante in questo momento rileggere il testo dell’<a href="http://www.donatosperoni.it/wp-content/uploads/2012/02/east39-Pp-90-95-ItaWeb.pdf">intervista</a> che <strong>Giuliano Amato</strong> mi ha rilasciato per la rivista <a href="http://www.eastonline.it" target="_blank">East</a>, pubblicata sul numero 39 del dicembre 2011, (l’ultimo a firma di<strong> Vittorio Borelli</strong>, che ha saputo ideare questa rivista e consolidarla nel corso degli anni, ed al quale auguriamo nuovi brillanti impegni editoriali). Amato è un grande esperto di Europa, anche perché ha avuto un ruolo essenziale nei lavori preparatori del Trattato di Lisbona, che dal 2009 regola la governance europea.</p>
<p><strong>Incontrai Amato a Roma</strong>, nel suo bell’ufficio di Presidente della Treccani, <strong>il 31 ottobre</strong>. La crisi dell’euro era nel pieno della sua virulenza. Inevitabile la prima domanda: “<strong>Presidente, come andrà a finire?</strong>”. Mi sorprese, perché, pur riconoscendo che l’area euro avrebbe potuto sfasciarsi nel giro di poche settimane, portò il discorso più in là, su quelle che sarebbero state <strong>le conseguenze dell’auspicabile superamento della crisi</strong>. In altre parole: nel guado non si può rimanere e si rischia di essere travolti dalle acque impetuose delle tempeste finanziarie, ma se si riesce ad andare oltre <strong>avremo un’Europa diversa, con regole più stringenti, meglio attrezzata per affrontare il nuovo secolo</strong>. A quel punto, e questa è la parte più stimolante del ragionamento dell’ex presidente del Consiglio, l<strong>’integrazione più stretta dei Paesi dell’area euro</strong> si estenderà agli altri Paesi dell’Unione europea disposti ad aderirvi e <strong>finirà per tagliar fuori chi invece non accetta le regole comuni</strong>. I paesi riottosi saranno posti “di fronte all’alternativa: o fai come gli altri o quella è la porta”, anche grazie al fatto che nel trattato di Lisbona esiste “una clausola di secessione che prima non esisteva”.</p>
<p><strong>Insomma, di fronte al rilancio della moneta comune dovrà essere la Gran Bretagna con gli altri Paesi euroscettici a decidere se adeguarsi oppure affrontare da sola “la tempesta perfetta” dei prossimi vent’anni.</strong></p>
<p>Il testo dell’intervista di Amato è disponibile anche in <a href="http://www.donatosperoni.it/wp-content/uploads/2012/02/east39-Pp-90-95-IngleWeb.pdf">inglese</a>.</p>
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