Appunti di navigazione, dalla Croazia all’Elba

Il viaggio è stato lungo: circa 900 miglia nautiche, (quasi 1700 chilometri) e ha richiesto dodici giorni e quattro notti, perché una barca a vela come Phileas, lunga poco più di dieci metri, supera raramente i sei nodi (11 chilometri all’ora) a vela o a motore. Siamo partiti da Marina Kremik, tra Zara e Spalato, il 15 settembre e siamo arrivati a Cavo nell’Elba il 26 settembre. Mi ha accompagnato l’amico Eric Beaumont, un francese che adesso per amore vive nell’entroterra toscano, ma che ha al suo attivo quattro traversate atlantiche in solitario. Scopo del trasferimento, consegnare la barca a mio figlio Tommaso, che subentra a me come armatore e che, lavorando (tanto) a Firenze, giustamente vuole avere la barca a portata di week end. Per gli amanti della nautica e gli amici comunque curiosi, racconto il viaggio con maggiori dettagli di quanto ho fatto su Facebook.

Phileas cerca nuove avventure

Per ragioni di età (mia) e di tanti nuovi interessi testimoniati anche da questo sito, sto pensando di separarmi da Phileas, la mia amata compagna di dieci anni di avventure, alcune delle quali raccontate su Bolina.

Phileas è la barca ideale per una coppia avventurosa che desidera girare il mondo o godersi il Mediterraneo con poca spesa.

In aprile, con l’amico Eric Beaumont, grande navigatore oceanico che ha spinto la barca al massino,  l’abbiamo riportata da Kos, nel Dodecaneso, fino a Brindisi, dove è attualmente visibile presso i Cantieri Danese. E’ stata una galoppata entusiasmante di undici giorni, comprese due navigazioni notturne. Quasi sempre di bolina, con  velocità attorno ai sei nodi, senza doverci aiutare col motore. Abbiamo avuto punte di forza otto, che Phileas ha retto benissimo: siamo arrivati amettere la quarta mano, confesso che non mi era mai successo.

Turchia: vicina al nostro cuore, ma molto diversa da noi

Dopo quasi due mesi di navigazione su Phileas, la mia barca a vela, tra Turchia e Dodecaneso, torno al lavoro in Italia. Sul viaggio conto di scrivere qualcosa presto, ma su questo blog vorrei intanto annotare una riflessione: insomma, vogliamo o no i turchi in Europa? Non ho la presunzione di dare risposte ultimative, solo riflessioni nate da queste settimane di frequentazione di questo Paese, con la frequenza di contatti a cui costringe la gestione di una barca con l’organizzazione di diversi equipaggi, che diventa impegnativa come svolgere un lavoro.