Come possiamo salvarci se non crediamo nel futuro?

Come andrà a finire? Che cosa succederà all’Italia, all’Europa, al Mondo nei prossimi dieci anni? Avevo posto questa domanda su Numerus, il mio blog sul sito del Corriere della Sera, ho provato a porla in un incontro pubblico, poi ieri l’ho riproposta su Facebook.

Ho sintetizzato le ipotesi per il nostro futuro a dieci anni in tre domande, che servono a comporre otto scenari. Ecco le domande, alle quali si deve rispondere indicando la percentuale di esito positivo.

A) nel Mondo, la tendenza verso una progressiva ingovernabilità dei fenomeni globali verrà corretta dagli accordi tra gli Stati?
B) L’Europa riuscirà a darsi forme di governo più efficienti che consentano a questo continente di affrontare adeguatamente le sfide del futuro?
C) L’Italia riuscirà a correggere i suoi mali collettivi e a diventare un Paese più unito, più onesto e più giusto, tutelando il benessere collettivo?

Auguri per il 2014 dalla terra di mezzo…

Un saluto a chi pensa che Internet sia fonte di degrado solo perché non capisce tutte le opportunità delle nuove tecnologie. Un saluto anche a chi sta davvero troppo sulla Rete e perde qualità e spessore nei suoi rapporti e nelle sue conoscenze. Soprattutto, auguri a tutti noi che stiamo sempre “in mezzo” anche se…

Discutere di felicità in politica non vuol dire “parlar d’altro” in tempi duri

La misura della felicità collettiva può sostituire la misura della produzione di ricchezza espressa dal Pil, prodotto interno lordo? I parametri di felicità collettiva possono diventare obiettivo di azione politica? Quali indicazioni pratiche possiamo ricavare in Italia dalle esperienze in corso nel mondo? Non pretendo di dare risposte definitive a queste domande, ma ho cercato in questi mesi di esplorare i temi legati alla “politica della felicità”, arrivando a una serie di risposte personali, ma soprattutto cercando di informare e documentare chi come me è interessato a questa ricerca. Di questo ho scritto nel mio blog Numerus sul sito delle Corriere della Sera. Nello stesso blog ho raccontato anche l’esperienza del Bhutan e le vicissitudini del suo Indice di felicità che non ha impedito al governo locale di perdere le elezioni. Di “numeri della felicità” ho parlato anche a un seminario dell’associazione “Da ora in poi. Per la felicità pubblica” che si è svolto a Firenze il 5 ottobre. Ora gli amici dell’associazione promossa da Alessandro Lo Presti hanno messo su YouTube il video della mia presentazione. Nel video sono comprese anche le slide, ma per comodità di chi è interessato le slide in Pdf si possono anche scaricare da qui.

Analisi critica delle misure di qualità della vita

Ecco la relazione che ho presentato al primo Convegno nazionale dell’Associazione Italiana degli Studi sulla Qualità della Vita. L’incontro si è svolto a Firenze dal 28 al 31 luglio 2013 sul tema: “Qualità della vita, territorio e popolazioni”. Ne parlo diffusamente sul mio blog Numerus. Il mio intervento ha introdotto la sessione plenaria conclusiva. Osservazioni…

Come uscire dalla morsa dello spread

Eventuali misure di finanza straordinaria, quali l’imposta patrimoniale proposta dal “Progetto delle imprese per l’Italia”, o il prestito forzoso delineato nella recente proposta Monorchio – Salerno devono essere innanzitutto destinate alla  riduzione del debito per abbattere lo spread tra titoli italiani e titoli tedeschi. Ma richiedono comunque una serie di condizioni preliminari. Ecco il testo del commento che ho pubblicato il 7 ottobre sul quotidiano Finanza e Mercati.

Statistiche come e perché

Dice il ministro dell’Economia Giulio Tremonti: “Una volta la politica veniva prima dei numeri, oggi sono i numeri che fanno la politica e la politica è l’arte di adeguarsi ai numeri”. Se è così, si pongono almeno tre interrogativi: perché i numeri sono diventati così importanti, chi decide quali sono i numeri che contano, quanto sono attendibili i processi di elaborazione di questi dati.

Miscellanea d’estate: barche, libri, viaggi, servizi, disservizi…

E’ stata un’estate bella e movimentata, vissuta tra l’Egeo (dove è ancora la mia barca), la Toscana e vari giri per rispondere a inviti di presentazione del mio libro “I numeri della felicità”. Tra i ricordi più belli, la riscoperta di un pezzo d’Italia, dalle Isole Borromee sul lago Maggiore alla Villa Adriana di Tivoli, alla guida per dieci giorni di un gruppo di 19 persone tra miei compagni di scuola americani di 50 anni fa e relative mogli o mariti: vi assicuro che entrare a Roma con una carovana di tre pulmini Ducato e scaricare comitiva e bagagli nei pressi di Via Veneto senza perdere né un mezzo, né un americano, né una valigia è impresa non facile. Ma alla fine tutti si sono reimbarcati per gli Usa soddisfatti di aver scoperto un’Italia diversa da quella che conoscevano.

Riscoprire Sylos Labini, socialista liberale

“Forse tra cinquant’anni, quando sarò appollaiato su una nuvoletta, mi daranno ragione. Ma per adesso vengo ritenuto un anomalo, un eterodosso”. Diceva così l’economista Paolo Sylos Labini nel libro intervista al giornalista di Repubblica Roberto Petrini. Dall’uscita del testo (Un paese a civiltà limitata, Laterza) sono passati nove anni, e da cinque Sylos se n’è andato sulla nuvoletta, ma già oggi, senza aspettare mezzo secolo, la sua impronta è forte, il rimpianto vivissimo. Si è visto lunedì 15 marzo al Piccolo Eliseo di Roma, alla lettura scenica dell’intervista fatta da Neri Marcorè. Ingresso libero, lunghe code di gente tanto che molti non sono riusciti a entrare, prolungati applausi che non andavano soltanto al bravissimo Marcorè e all’allestimento di Cristina Comencini, ma innanzitutto a lui, l’uomo di sinistra che non ha mai creduto in Marx, che per primo ha avuto il coraggio di segnalare il declino anche numerico della classe operaia in Italia, a costo di farsi bollare come “economista borghese”.