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	<title>Donato Speroni &#187; Coda Lunga</title>
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		<title>Benvenuti nel mondo dei pirati: vinceranno loro</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2009 09:08:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Speroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialoghi tra padre e figlio]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La guerra contro la pirateria infuria, non solo nel Mar Rosso, ma anche sul web. I detentori di copyright (editori, case discografiche, produttori cinematografici) sono scatenati da anni per bloccare il <em>peer to peer</em>, cioè quei software che consentono  di trasferire &#8220;alla pari&#8221;  tra gli utenti musica, film o testi protetti. E&#8217; di ieri la <a href="http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/tecnologia/p2p/sentenza-pirate/sentenza-pirate.html" target="_self">notizia</a> della condanna a un anno di prigione da parte di un tribunale di Stoccolma per complicità nella violazione di diritti d&#8217;autore dei quattro giovani che con il sito svedese &#8220;The pirate bay&#8221; hanno facilitato gli scambi formalmente illeciti. &#8220;Don&#8217;t worry&#8221;, hanno risposto i pirati sul loro <a href="http://thepiratebay.org/">sito</a>.<br />
Non ho dubbi sul fatto che  i pirati del Corno d&#8217;Africa alla fine dovranno capitolare. Ma dopo la lettura del <a href="http://www.coopereditore.it/article.php?title=La+baia+dei+pirati">libro </a> </strong><strong> di Luca Neri &#8220;La Baia dei Pirati &#8211; assalto al copyright&#8221; (Cooper editore, supportato da un <a href="http://no-copyright.net/"> sito</a> che segue gli sviluppi della questione), mi sono convinto che invece sul web vinceranno loro. Le ragioni sono spiegate dall&#8217;autore anche in una <a href="http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/tecnologia/p2p/intervista-neri/intervista-neri.html">intervista</a> sulla <em>Repubblica</em>, rilasciata dopo la sentenza svedese. Quello che invece è ancora molto oscuro è come sarà questo mondo dominato dalle leggi (anzi dalla mancanza di leggi) dei pirati: come se Morgan o l&#8217;Olonese avessero esteso all&#8217;intera America spagnola i costumi debosciati della Tortuga. E val la pena di ragionarci.<span id="more-116"></span></strong>Lo confesso: appartengo a una generazione e ho fatto per oltre quarant&#8217;anni un mestiere, quello del giornalista, che portano a considerare sacro il diritto d&#8217;autore, ma il fenomeno del <em>peer to peer </em>è talmente esteso e talmente radicato come comportamento etico nelle nuove generazioni di tutto il mondo (e i giovani  lo insegnano anche ai loro genitori), da farmi sentire come un Don Chisciotte che ancora crede nella cintura di castità in un mondo dedito al libero amore. D&#8217;altra parte anche noi del Medio Evo qualche peccatuccio l&#8217;abbiamo commesso, quando copiavamo i dischi su cassetta o duplicavamo i cd degli amici&#8230; Anche quello era un <em>peer to peer</em>. La novità è che oggi esistono software che rendono questo processo infinitamente più facile, facendo crollare le entrate delle case discografiche e attentando ai bilanci delle major del cinema.<br />
Se i pirati vinceranno la guerra, il mondo delle produzioni creative sarà totalmente sconvolto. Ma non è detto che diventerà peggiore. Cambieranno invece i modelli di business e in parte i prodotti. Per stimolare la discussione facciamo qualche ipotesi, cominciando dal settore dove questo fenomeno è più diffuso: la musica. Che succederebbe se ogni canzone, ogni brano musicale, fosse liberamente scambiato in rete? Due cose, dicono i portavoce dei pirati, che in Svezia, come racconta Neri, sono diventati un vero e proprio partito: la prima è che anziché puntare su pochi gruppi  musicali sponsorizzati dai discografici, il fenomeno della &#8220;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Coda_lunga">coda lunga</a>&#8221; consentirebbe a più gruppi di farsi conoscere. E come camperebbero i musicisti? Risposta: darebbero meno soldi alle case discografiche, puntando invece su concerti, edizioni di pregio e libere donazioni dei fan, come sta già avvenendo per alcuni che hanno fatto la scelta della musica &#8220;free&#8221;. D&#8217;altra parte, oggi il mondo della musica si divide tra pochi gruppi superpagati e pompati dalle case discografiche e una grande massa di musicanti che fa la fame. Non è detto che nel mondo dei pirati questa massa starà peggio; anzi,  avrà l&#8217;opportunità di far conoscere la propria produzione senza l&#8217;intermediazione dei discografici e magari guadagnerà di più.<br />
E il cinema? Qui le risposte sono ancora più problematiche. Si salverebbe quello legato alla fruizione collettiva, cioè i film che è comunque bello vedere in una grande sala con altri spettatori, avvalendosi delle tecnologie visive e sonore più avanzate. Alla fine però è probabile che  il risultato complessivo sia un ridimensionamento del costo e del numero dei film, con meno  effetti speciali e attori meno pagati (tranne i pochi destinati ai grandi successi nelle sale), film più  corti e magari interrotti dalla pubblicità&#8230;. in pratica sarebbe un appiattimento su produzioni di tipo televisivo, in linea coi gusti del pubblico giovane che cerca film più corti e &#8220;si stufa&#8221; a vedere un film di due ore.<br />
Non sono sicuro che sia un bene: non tutto è bello, in una rivoluzione. Certo ci sono anche i filmini di You Tube, ma non è la stessa cosa. Forse  si dovranno cercare dei correttivi pubblici. Analogamente, nel mio precedente <a href="http://www.donatosperoni.it/2009/03/21/il-giornalismo-sopravvivera-ai-giornali/" target="_blank">post</a> ipotizzavo un giornalismo senza giornali, meno spontaneistico dei contributi dei blogger peraltro importanti, ma capace di coprire sistematicamente la cronaca come fa oggi la carta stampata.<br />
E le altre opere dell&#8217;ingegno, i libri, le riviste accademiche e culturali? Ne parleremo la prossima volta.</p>
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