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	<title>Donato Speroni &#187; Bonino</title>
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		<title>Teniamoci il Pil, ma ricordiamoci che non basta&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Dec 2009 10:51:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Speroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Felicità e benessere]]></category>
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		<description><![CDATA[Il dibattito sul cosiddetto “superamento del Pil” rischia di cadere nelle trappole dei preconcetti culturali ed ideologici. Da una parte i gruppi anticapitalisti che vedono l’origine dei mali della società moderna nella misura del progresso basata sul prodotto interno lordo; dall’altra i cultori di economia e gli operatori che faticano ad immaginarsi parametri più adeguati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il dibattito sul cosiddetto “superamento del Pil” rischia di cadere nelle trappole dei preconcetti culturali ed ideologici. Da una parte i gruppi anticapitalisti che vedono l’origine dei mali della società moderna nella misura del progresso basata sul prodotto interno lordo; dall’altra i cultori di economia e gli operatori che faticano ad immaginarsi parametri più adeguati per il ventunesimo secolo.</strong></p>
<p><strong>Non sfugge a questi rischi il <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Economia%20e%20Lavoro/2009/2010-per-ricominciare/approfondimenti/vecchio-pil.shtml">commento</a> di Alberto Alesina: “Aridatece il vecchio Pil, tanti difetti, ma utilissimo”, pubblicato dal <em>Sole 24 Ore</em> del 15 dicembre. Alesina insegna ad Harvard, è un economista di grande prestigio, autore di proposte coraggiose e innovative per riformare la società italiana, ma in questo caso, a mio avviso, si è fatto prendere la mano da un certo schematismo.<span id="more-287"></span></strong></p>
<p>Dopo aver descritto ampiamente le difficoltà di tutte le misurazioni del benessere alternative al Pil pro capite, il professore così conclude: <em>Il presidente francese Nicholas Sarkozy recentemente ha provato a inventare una nuova misura di benessere, aiutato da un&#8217;ottima commissione di esperti. Viene però spontaneo chiedersi se l&#8217;obiettivo vero di Sarkozy non fosse quello di rivalutare senza fatica il benessere francese rispetto, soprattutto, a quello americano. In ogni caso queste nuove misure fanno parlare di sé per qualche settimana ma non possono andare troppo lontano, per i problemi citati. Insomma il buon vecchio Pil, con tutti suoi gravi difetti, è difficile da sostituire. Teniamocelo.</em></p>
<p>Si tratta di una conclusione che sottovaluta il lavoro in corso in tutto il mondo per trovare nuovi indicatori di benessere: non solo da parte della <a href="http://www.stiglitz-sen-fitoussi.fr/en/index.htm">commissione Stiglitz – Amartya Sen – Fitoussi </a>per conto del presidente francese, ma anche il percorso compiuto sotto l’egida dell’Ocse nei grandi incontri su “Statistics, knowledge and policy”, da Palermo nel 2004 a  <a href="http://www.oecd.org/document/59/0,3343,en_40033426_40033828_41350843_1_1_1_1,00.html">Busan</a>, in Corea, nel 2009.</p>
<p>Nel dossier che ho predisposto per <a href="http://www.eastonline.it/">East, Europe and Asia Strategies</a>, accessibile da qui in italiano (parte <a href="http://www.donatosperoni.it/wp-content/uploads/2009/12/east27-ITUno102-125-Bassa.pdf">prima</a> e <a href="http://www.donatosperoni.it/wp-content/uploads/2009/12/east27ITDuepp-126-143-Bassa.pdf">seconda</a>)  e in inglese (parte <a href="http://www.donatosperoni.it/wp-content/uploads/2009/12/east27INGUnopp-126-143-Bassa.pdf">prima</a> e <a href="http://www.donatosperoni.it/wp-content/uploads/2009/12/east27INGDuepp-126-143-Bassa.pdf">seconda</a>), ho cercato di raccontare questo “work in progress”, che ha già ottenuto risultati molto interessanti. Economisti, statistici, sociologi e psicologi che lavorano su questi temi non si sognano di smettere di misurare il Pil, che resta la miglior misura della ricchezza prodotta da un Paese, anche se gli addetti ai lavori sono i primi a segnalarne i limiti, soprattutto in un’epoca in cui buona parte della produzione è fatta di servizi e beni immateriali. Cercano soltanto di corredare il Pil pro capite, che è un po’ come il pollo di Trilussa, anche con altre misure: la effettiva distribuzione della ricchezza, il benessere percepito dalle persone, il consumo dei beni ambientali,</p>
<p>Di questo processo, dopo le indicazioni politiche scaturite lo scorso anno dal rapporto Stiglitz, dal documento <a href="http://www.beyond-gdp.eu "><em>Beyond Gdp</em></a> dell’Unione Europea, e dal <a href="http://www.cfr.org/publication/20299/">vertice di Pittsburgh</a>, si comincerà a parlare anche in Italia, su iniziativa del nuovo presidente dell’Istat Enrico Giovannini, del presidente del Cnel Antonio Marzano, ma anche dei radicali perché Emma Bonino ed Elisabetta Zamparutti hanno inviato una <a href="http://www.emmabonino.it/news/7800">lettera</a> ai presidenti delle commissioni Ambiente ed  Economia di Camera e Senato chiedendo di affrontare il tema. Forse non se ne farà nulla, perché gli altri parlamentari hanno ben altro per la testa, ma di superamento del Pil si discute in tutto lo schieramento: se n&#8217;è parlato di recente in un convegno della fondazione <a href="http://www.agi.it/bologna/notizie/200912011553-...-rt10099-sviluppo_sostenibile_andare_oltre_il_pil_le_alternative">Unipolis</a> e si parlerà tra poco in un incontro dell’Aspen.</p>
<p>Insomma, caro professor Alesina, questo non è un tema che sfiorisce “in qualche settimana”. E’ invece il cuore del dibattito per il progresso della statistica economica e sociale e non merita di essere irriso o minimizzato.</p>
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		<title>L&#8217;Europa ha deciso: donne in pensione più tardi</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Nov 2008 21:56:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Speroni</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Economia italiana]]></category>
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		<description><![CDATA[Quasi nessuno si è accorto che la Corte di Giustizia europea ha deciso a favore dell&#8217;equiparazione dell&#8217;età pensionabile per uomini e donne. L&#8217;Italia non potrà ignorare questa sentenza, perché rischia di pagare penali molto elevate. Il precedente governo, con Emma Bonino, aveva indicato un percorso graduale per risolvere questo problema ed investire nelle politiche di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quasi nessuno si è accorto che la <strong>Corte di Giustizia europea ha deciso </strong>a favore dell&#8217;equiparazione dell&#8217;età pensionabile per uomini e donne. L&#8217;<strong>Italia non potrà ignorare questa sentenza</strong>, perché rischia di pagare penali molto elevate. Il precedente governo, con Emma Bonino, aveva indicato un <strong>percorso graduale</strong> per risolvere questo problema ed investire nelle politiche di conciliazione tra lavoro e famiglia al fine di aumentare l&#8217;occupazione femminile.<span id="more-93"></span><br />
E adesso? Il 13 novembre la Corte di giustizia europea ha depositato la <a href="http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=document&amp;file=/art/SoleOnLine4/Norme%20e%20Tributi/2008/11/sentenza-corte-ue.pdf">sentenza</a> che ha sancito la violazione del Trattato europeo in materia di parità di trattamento tra uomini e donne perché il regime pensionistico dei dipendenti pubblici stabilisce un&#8217;età diversa per andare in pensione per uomini (65 anni)  e donne (60).<br />
Mi sembra che soltanto il <em>Sole 24 Or</em>e abbia dato <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Norme%20e%20Tributi/2008/11/corte-ue-donne-pensione.shtml?uuid=9daeb22c-b1c6-11dd-8178-818175f7083c&amp;DocRulesView=Libero">notizia</a> di questa sentenza, anche se le conseguenze saranno dirompenti sull&#8217;intero sistema pensionistico. La sentenza riguarda soltanto i trattamenti Inpdap, ma è previsione generale che nuove procedure d&#8217;infrazione potrebbero essere avviate anche per gli altri regimi pensionistici, arrivando ad investire tutte le lavoratrici. Con Emma Bonino, quando Emma era ministro delle politiche europee, ho lavorato nel 2007 alla redazione del <a href="http://www.politichecomunitarie.it/attivita/16205/stato-di-attuazione-anno-2007">rapporto</a> &#8220;Donne, Innovazione Crescita&#8221;, Nota aggiuntiva al rapporto sull&#8217;attuazione delle politiche di Lisbona. Il rapporto individuava nell&#8217;occupazione femminile uno dei più gravi ritardi italiani rispetto agli obiettivi di sviluppo europei e sottolineava l&#8217;importanza del prevedibile  esito sfavorevole all&#8217;Italia della sentenza europea sull&#8217;equiparazione dell&#8217;età pensionistica.<br />
La Nota, trattandosi di un documento governativo che conciliava le posizioni di diversi ministeri, era piuttosto prudente su questo punto, Bonino fu anche più esplicita, facendo (in un articolo su Repubblica che fece molto discutere)  il caso fantasioso ma realistico della &#8220;signora Pina&#8221;, svantaggiata dal pensionamento anticipato perché costretta a casa a fare la badante, a rischio di povertà per gli importi di pensione più ridotti che avrebbe percepito. Per la Bonino, in somma, il pensionamento anticipato non è un privilegio, ma uno svantaggio per le donne. La proposta scaturita da quel dibattito era semplice ed efficace: definire un percorso graduale di equiparazione dell&#8217;età pensionabile e destinare i risparmi previdenziali a un miglioramento delle &#8220;pratiche di conciliazione&#8221; cioè agli investimenti (asili nido, supporti agli anziani e altro) per aiutare le donne ad essere protagoniste nel mondo del lavoro.<br />
La &#8220;Nota aggiuntiva&#8221;, presentata da Romano prodi nell&#8217;ottobre 2007, fu solo l&#8217;abbozzo di una politica, messa nel cassetto dal cambio di maggioranza del 2008.</p>
<p>Non ho notizia di che cosa intende fare il nuovo governo per affrontare questo problema urgente. Ma una cosa è certa: l&#8217;Italia non potrà ignorare la presa di posizione europea, perché rischia di pagare penalità calcolate in base ad ogni giorno di ritardo nell&#8217;esecuzione della pronuncia.<br />
E&#8217; importante aggiungere che l&#8217;equiparazione dell&#8217;età pensionabile non sarebbe affatto una misura impopolare. Un <a href="http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=sondaggio&amp;chId=30&amp;sezId=8719&amp;id_sondaggio=5369&amp;azione=risultati">sondaggio</a> del Sole 24 Ore dimostra infatti che tre quarti degli interpellati sono a favore dell&#8217;equiparazione per tutti i contratti pubblici e privati e dell&#8217;utilizzo dei risparmi a favore delle politiche familiari, come appunto aveva proposto la Bonino.</p>
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