<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Donato Speroni &#187; BCE</title>
	<atom:link href="http://www.donatosperoni.it/tag/bce/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.donatosperoni.it</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Wed, 01 Feb 2012 21:05:38 +0000</lastBuildDate>
	<language>it</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3</generator>
		<item>
		<title>Quel pasticciaccio brutto dei nuovi indicatori dei prezzi</title>
		<link>http://www.donatosperoni.it/2008/02/24/quel-pasticciaccio-brutto-dei-nuovi-indicatori-dei-prezzi/</link>
		<comments>http://www.donatosperoni.it/2008/02/24/quel-pasticciaccio-brutto-dei-nuovi-indicatori-dei-prezzi/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 24 Feb 2008 18:47:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Speroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Media]]></category>
		<category><![CDATA[Statistica]]></category>
		<category><![CDATA[BCE]]></category>
		<category><![CDATA[Inflazione]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione economica]]></category>
		<category><![CDATA[Istat]]></category>
		<category><![CDATA[Prezzi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.donatosperoni.it/?p=74</guid>
		<description><![CDATA[La tabella sui beni &#8220;ad alta frequenza di acquisto&#8221; diffusa venerdì 22 febbraio dall&#8217;Istat ha creato una bella confusione politica, tanto che il presidente dell&#8217;Istituto Luigi Biggeri ha dovuto spiegare la natura di questi dati con ampie interviste rilasciate ai maggiori giornali. Tra l&#8217;altro, il sito dell&#8217;Istat è rimasto inaccessibile per buona parte del sabato, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La tabella sui beni &#8220;ad alta frequenza di acquisto&#8221; diffusa venerdì 22 febbraio dall&#8217;Istat ha creato una bella confusione politica, tanto che il presidente dell&#8217;Istituto Luigi Biggeri ha dovuto spiegare la natura di questi dati con ampie interviste rilasciate ai maggiori giornali. Tra l&#8217;altro, il <a href="http://www.istat.it">sito</a> dell&#8217;Istat è rimasto inaccessibile per buona parte del sabato, e questo non ha certo facilitato il lavoro degli studiosi che cercavano di interpretare la bomba statistica scoppiata il giorno precedente, con la diffusione del solito <a href="http://www.istat.it/salastampa/comunicati/in_calendario/precon/20080222_00/">comunicato</a> sui prezzi al consumo relativo al mese di gennaio, ma anche di una <a href="http://www.istat.it/salastampa/comunicati/in_calendario/precon/20080222_00/Nota.prezzi.22.feb.2008.3%20_focus_.pdf">nota</a> di approfondimento che conteneva appunto la tabellina esplosiva.<br />
Cerchiamo di capire il vero senso dei nuovi dati, utilizzando anche le ampie <a href="http://www.istat.it/prezzi/precon/aproposito/">informazioni metodologiche</a> fornite dall&#8217;Istat.<span id="more-74"></span><br />
Da anni  gli statistici si interrogano sul divario tra inflazione rispecchiata dai panieri dei beni e servizi consumati ed inflazione percepita. Cito ad esempio una <a href="http://www.donatosperoni.it/wp-content/uploads/2008/02/chapman20040925.doc" title="Relazione">Relazione</a> molto chiara del settembre 2004 dell&#8217;economista Sheila Anne Chapman per un seminario del Vicariato di Roma: &#8220;<em>la Banca Centrale Europea osserva che l&#8217;indice armonizzato dei prezzi al consumo comprende i prezzi di beni oggetto di acquisto pressoché giornaliero, il cui pagamento avviene quasi sempre in contanti (i cosiddetti acquisti out-of-pocket: per esempio, cibo, un pasto al ristorante o un caffè al bar), beni oggetto di acquisto assai raro (un&#8217;automobile o un PC) e beni il cui pagamento avviene attraverso bonifici bancari periodici (il pagamento dell&#8217;affitto o di premi assicurativi). Anche se i beni che rientrano nella prima categoria rappresentano solo il 35-40% dei consumi compresi nel &#8220;paniere&#8221; europeo, secondo la Bce è sui loro prezzi che i consumatori formulano le loro percezioni dell&#8217;inflazione</em>&#8220;.<br />
Questa &#8220;out of pocket inflation&#8221; (cioè i beni che si pagano in contanti) corrisponderebbe all&#8217;inflazione percepita ed è molto simile alla dinamica inflazionistica dei beni ad alta frequenza di acquisto diffusa ora dall&#8217;Istat.<br />
Tutto ciò significa che la dinamica dell&#8217;inflazione, cioè dei beni acquistati dalle famiglie, è stata pari nell&#8217;ultimo anno al 4,8% anziché  al 2,9 come dice l&#8217;indice generale? Certamente no, perché le famiglie italiane non vivono solo di alimentari e carburanti. Del resto, l&#8217;Istat, oltre all&#8217;indice NIC per l&#8217;intera collettività nazionale, diffonde anche un indice FOI, Famiglie operai e impiegati, che dovrebbe appunto rispecchiare i consumi medi delle famiglie dei lavoratori dipendenti: è questo l&#8217;indice usato anche per la rivalutazione di affitti e assegni divorzili; e molti, sia detto per inciso, non sarebbero affatto contenti di trovarsi di fronte a rivalutazioni annuali più elevate che andrebbero a incidere sulle loro tasche. Comunque l&#8217;indice FOI mostra andamenti dei prezzi molto simili al NIC e ben lontani da quelli dei beni ad alta frequenza d&#8217;acquisto.<br />
Si dice però: l&#8217;indice FOI non rispecchia realmente la situazione delle famiglie, soprattutto di quelle meno abbienti. Può darsi, ma nessuno lo ha dimostrato. E&#8217; vero che per le famiglie più povere gli alimentari, che sono &#8220;ad alta frequenza di acquisto&#8221; incidono molto di più, ma probabilmente incidono meno i carburanti, che pure appartengono alla stessa categoria dell&#8217;&#8221;alta frequenza&#8221;. Insomma, si possono produrre altri panieri che rispecchiano i consumi di particolari tipi di famiglie (e l&#8217;Istat già ne aveva parlato in una <a href="http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20070220_00">nota tecnica</a> di un anno fa, oltre che sull&#8217;ultimo Rapporto Annuale), ma certo non si possono  prendere i beni &#8220;ad alta frequenza di acquisto&#8221; come indicativi dei consumi poveri.<br />
Ma i panieri sono fatti bene? Questo è un altro problema. Premesso che per ogni categoria di consumi si devono scegliere alcuni beni e non tutti (nei prodotti scolastici  si possono includere per esempio le matite, ma non anche la gomma e il temperino e tutti gli altri oggetti che riempiono l&#8217;astuccio dello scolaro) altrimenti la rilevazione sarebbe troppo costosa, la scelta effettuata è accettabile? E le ponderazioni, i pesi attribuiti alle tipologie di beni consumati, sono realistiche? Su questo punto la discussione è aperta. Credo che l&#8217;Istat faccia il possibile per rispecchiare la realtà seguendo metodologie internazionali, ma personalmente non riesco a capire perché su questo punto non si possa  raggiungere un consenso anche con le associazioni rappresentative dei consumatori prima di annunciare le variazioni del paniere. Non dico che questo mancato consenso sia colpa dell&#8217;Istituto, e non della litigiosità delle associazioni dei consumatori. Certo, mi sembra, che di dialogo ce n&#8217;è pochino a non aiuta il dialogo la latitanza della <a href="http://www.governo.it/Presidenza/statistica/index.html">Commissione di garanzia sull&#8217;Informazione Statistica</a> che dovrebbe fare da garante tecnico al lavoro dell&#8217;Istituto di statistica e che invece è da anni un ectoplasma.<br />
In conclusione: fa bene l&#8217;Istat a continuare i suoi approfondimenti su consumi e prezzi relativi per le diverse tipologie di famiglie, come del resto avviene in tutta Europa. Fa bene a lavorare sull&#8217; &#8220;out of pocket inflation&#8221; o sui beni ad ampia frequenza di acquisto. Ma attenzione, colleghi dei media, a  non trasformare una ricerca tecnica in una sconfessione di indicatori come quelli sull&#8217;inflazione sui quali è fondamentale avere un consenso condiviso e  sui quali non ho ancora visto un economista  proporre una credibile metodologia diversa.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.donatosperoni.it/2008/02/24/quel-pasticciaccio-brutto-dei-nuovi-indicatori-dei-prezzi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

