<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Donato Speroni &#187; AlGore</title>
	<atom:link href="http://www.donatosperoni.it/tag/algore/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.donatosperoni.it</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Wed, 01 Feb 2012 21:05:38 +0000</lastBuildDate>
	<language>it</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3</generator>
		<item>
		<title>Quella voglia di addolcire la verità</title>
		<link>http://www.donatosperoni.it/2007/04/17/quella-voglia-di-addolcire-la-verita/</link>
		<comments>http://www.donatosperoni.it/2007/04/17/quella-voglia-di-addolcire-la-verita/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 17 Apr 2007 19:53:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Speroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[AlGore]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[Environment]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Futuro]]></category>
		<category><![CDATA[Pietro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.donatosperoni.it/?p=26</guid>
		<description><![CDATA[Sono in partenza per la Grecia, per andare a trovare Phileas e metterla in acqua. Per un paio di settimane non sarÃ² in condizione di scrivere. PerÃ² volevo sottolineare alcune cose. 1) Un hacker Ã¨ entrato nel mio sito e ha sostituito mia home page con un suo annuncio. Mio figlio Pietro, che ha riparato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono in partenza per la Grecia, per andare a trovare Phileas e metterla in acqua. Per un paio di settimane non sarÃ² in condizione di scrivere. PerÃ² volevo sottolineare alcune cose.<span id="more-26"></span><br />
1) Un hacker Ã¨ entrato nel mio sito e ha sostituito mia home page con un suo annuncio. Mio figlio <a href="http://www.pietrosperoni.it/">Pietro</a>, che ha riparato il guasto, mi dice che l&#8217;intruso poteva fare ben di peggio e che la colpa Ã¨ mia perchÃ© la password (ora cambiata) era troppo facile.  Ne prendo atto.  E ringrazio l&#8217;hacker di non aver fatto guasti irreparabili e di essersi limitato a piantare sul sito la sua bandiera. Turca.<br />
2) Rispondo al commento di <a href="http://blog.donatosperoni.it/2007/04/03/se-in-italia-ci-fosse-un-al-gore/#comments">Fabio</a> al mio precedente <a href="http://blog.donatosperoni.it/2007/04/03/se-in-italia-ci-fosse-un-al-gore/">post</a>. Sono sostanzialmente d&#8217;accordo con la sua domanda finale: la classe politica sarÃ  in grado, in Italia come negli altri Paesi, di introdurre misure coraggiose che penalizzino le emissioni di CO2, anche se comporteranno drastici mutamenti nella struttura dei consumi? Non lo so, temo di no. Ma proprio per questo apprezzo il coraggio di Al Gore e non credo che la sua azione si possa collocare soltanto nella logica delle prossima campagna elettorale americana. Anzi, dopo aver scritto il precedente post ho visto &#8220;An inconvenient truth&#8221;, il film di Gore, e mi sono rafforzato in questa convinzione. Se poi in Europa si sceglie una strategia di lotta al cambiamento di clima per dipendere meno dai produttori d&#8217;idrocarburi, come Fabio ipotizza, vorrÃ  dire che c&#8217;Ã¨ un doppio motivo per benedire questa politica. Mi preoccupa perÃ² che sono stati annunciati obiettivi importanti da raggiungersi in meno di 15 anni, ma non si fa abbastanza per sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica.<br />
3) Forse la chiave di lettura Ã¨ questa: i governi sanno di dover fare qualcosa contro il riscaldamento  globale, ma vogliono essere liberi di  agire senza rischiare conflitti interni. Come dire, &#8220;lasciateci lavorare  e non allarmate l&#8217;opinione pubblica&#8221;. E&#8217; un atteggiamento clamorosamente sbagliato perchÃ© senza una mobilitazione delle coscienze non saremo in grado di adottare politiche adeguate e quindi non raggiungeremo gli obiettivi.  Ma Ã¨ quanto sta accadendo, confermato  dalle modalitÃ  di presentazione della seconda parte del Rapporto dell&#8217;<a href="http://www.ipcc.ch/">Ipcc</a>, il panel di  scienziati che studia il cambiamento di clima per conto dell&#8217;Onu. Le rappresentanze diplomatiche non si sono preoccupate di discutere le 1500 pagine di contenuti scientifici (che tanto sono solo per addetti ai lavori) ma hanno limato riga per riga le poche pagine della sintesi destinata a circolare sui giornali. Insomma i politici dicono: &#8220;Scienziati, ci va bene che voi indaghiate e ci serve che ci diciate senza reticenze i vostri risultati. Ma lasciate che poi la partita con l&#8217;opinione pubblica mondiale ce la giochiamo quando e come ci pare meglio&#8221;. Non ci piace, ma Ã¨ quello che sta accadendo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.donatosperoni.it/2007/04/17/quella-voglia-di-addolcire-la-verita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Se in Italia ci fosse un Al Gore</title>
		<link>http://www.donatosperoni.it/2007/04/03/se-in-italia-ci-fosse-un-al-gore/</link>
		<comments>http://www.donatosperoni.it/2007/04/03/se-in-italia-ci-fosse-un-al-gore/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 Apr 2007 17:22:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Speroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[AlGore]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[Environment]]></category>
		<category><![CDATA[Futuro]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[Governo]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Terza Repubblica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.donatosperoni.it/?p=25</guid>
		<description><![CDATA[Mettiamo insieme un po&#8217; di fatti, pubblicati di recente. 1) Il Quarto Rapporto dell&#8217;International Panel on Climate Change (Ipcc), il gruppo di 2500 scienziati impegnati dall&#8217;Onu a studiare il cambiamento di clima, ci dice che la temperatura media della terra Ã¨ giÃ aumentata di un grado dal 1900 e aumenterÃ almeno di un altro grado [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mettiamo insieme un po&#8217; di fatti, pubblicati di recente.</p>
<p>1) <a title="Ipcc Home Page" href="http://www.ipcc.ch/">Il Quarto Rapporto dell&#8217;International Panel on Climate Change (Ipcc)</a>, il gruppo di 2500 scienziati impegnati dall&#8217;Onu a studiare il cambiamento di clima, ci dice che  la temperatura media della terra Ã¨ giÃ  aumentata di un grado dal 1900 e aumenterÃ  almeno di un altro grado entro il 2100. Sembra poco, ma l&#8217;analisi sugli effetti (in corso di pubblicazione, sempre a cura dellÃ­Ipcc) rivela che Ã¨ sufficiente per mettere in discussione le condizioni di vita di miliardi di persone. <span id="more-25"></span></p>
<p>2) Le pur prudenti analisi dell&#8217;Ipcc si basano sull&#8217;ipotesi che le emissioni di biossido di carbonio (CO2) rimangano agli attuali livelli. Invece, sappiamo dall&#8217;<a title="World Energy Outlook" href="http://www.worldenergyoutlook.org/">International Energy Agency</a> che non sarÃ  cosÃ¬: a causa soprattutto della crescita dei Paesi in via di sviluppo antro il 2030 le emissioni di CO2 cresceranno dal 39 al 55%.</p>
<p>3) Nessuno sa davvero quali saranno le conseguenze di questa accelerazione dell&#8217;effetto serra. Cresce comunque la preoccupazione che le conseguenze non siano lineari: che cioÃ¨, data la complessitÃ  del sistema, ci possano essere effetti accelerati e imprevedibili. Se ne preoccupano le compagnie di assicurazioni, ma anche il Pentagono, che contempla scenari apocalittici: <a title="L'articolo" href="http://www.environmentaldefense.org/documents/3566_AbruptClimateChange.pdf">una delle ipotesi pubblicate</a> Ã¨ che l&#8217;Europa cominci a raffreddarsi fin dal 2010 (domani) a causa della deviazione della Corrente del Golfo.</p>
<p>E&#8217; questo il quadro, altamente incerto ma comunque drammatico, che ha indotto Al Gore, dopo aver mancato per un soffio la presidenza Usa nel 2000, a intraprendere una <a title="Il sito della campagna di Gore" href="http://www.climatecrisis.net/">crociata</a> per promuovere una drastica revisione della politica ambientale negli Stati Uniti. CosÃ¬ facendo con ogni probabilitÃ  Gore rinuncia a candidarsi alla presidenza nel 2008, perchÃ© oggi meno del 10 per cento degli americani pensa che il clima sia un problema prioritario; ma le sue scelte nascono da una profonda convinzione personale e forse dalla certezza che alla lunga i suoi concittadini dovranno dargli ragione.</p>
<p>Anche nel nostro Continente qualcosa si muove. L&#8217;Europa ha fatto un passo avanti importante con le decisioni adottate dal <a title="Il documento finale" href="http://www.consilium.europa.eu/cms3_applications/applications/newsroom/LoadDocument.asp?directory=it/ec/&#038;filename=93153.pdf">Consiglio europeo dell&#8217;8 e 9 marzo</a>, basate sul principio del 20 &#8211; 20 -20: ridurre del 20% entro il 2020 le emissioni di gas serra e per quella data incrementare della stessa percentuale l&#8217;uso delle energie rinnovabili e i sistemi di risparmio energetico. Si tratta dell&#8217;iniziativa piÃ¹ significativa adottata finora in vista del rinnovo del Protocollo di Kyoto, nel 2012, con l&#8217;ambizione di coinvolgere fortemente nelle politiche ambientali anche gli Usa, la Cina e l&#8217;India. Ma questi impegni sono tutt&#8217;altro che lievi e probabilmente comporteranno non solo politiche di settore, ma modifiche sostanziali del nostro modello economico, come del resto molte imprese (e molte societÃ  di consulenza) stanno cominciando a capire.</p>
<p>Anche l&#8217;Italia si dÃ  da fare. Il 19 febbraio Romano Prodi e Pier Luigi Bersani hanno presentato il nuovo <a title="La presentazione del piano" href="http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/energia_clima/index.html">piano sull&#8217;efficienza energetica</a> che prevede incentivi per le energie rinnovabili e misure per ridurre i consumi energetici, per esempio attraverso tecniche di bioedilizia. A un gruppo di lavoro guidato dall&#8217;imprenditore Pasquale Pistorio Ã¨ stato affidato il compito di presentare un progetto entro quattro mesi per favorire l&#8217;innovazione e &#8220;la nascita di un&#8217;ecoindustria&#8221;.</p>
<p>EÃ­ sufficiente? Difficile dirlo. Per ora, certamente, il problema non Ã¨ entrato nella coscienza collettiva. E&#8217; un tema di settore, uno dei tanti, caro in particolare ai Verdi. Ma dato che i Verdi sono un partito con precise connotazioni politiche, questo rende le cose ancor piÃ¹ complicate. Se in Italia ci fosse un Al Gore verrebbe immediatamente etichettato e di conseguenza perderebbe gran parte della sua credibilitÃ .</p>
<p>In realtÃ , le misure che si dovranno adottare per combattere il cambiamento climatico non si collocano da una parte politica e non sono necessariamente gradite alla sinistra radicale. Ci si puÃ² affidare a una ricetta piÃ¹ dirigista (piÃ¹ norme restrittive, piÃ¹ incentivi per le rinnovabili), ma anche a una ricetta liberista, caldeggiata dallÃ­Economist: piÃ¹ tasse su tutte le attivitÃ  inquinanti. Forse la ricetta giusta Ã¨ un mix delle due. Ma in ogni caso, c&#8217;Ã¨ una domanda alla quale la politica, presto o tardi, ci chiamerÃ  a rispondere: quanto siamo disposti a sacrificare del nostro benessere e del nostro modo di vivere per rallentare il cambiamento di clima? Forse oggi ben poco, ma Ã¨ bene cominciare almeno a parlarne un po&#8217; di piÃ¹, come avviene nel resto del mondo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.donatosperoni.it/2007/04/03/se-in-italia-ci-fosse-un-al-gore/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

