Riscoprire Sylos Labini, socialista liberale

“Forse tra cinquant’anni, quando sarò appollaiato su una nuvoletta, mi daranno ragione. Ma per adesso vengo ritenuto un anomalo, un eterodosso”. Diceva così l’economista Paolo Sylos Labini nel libro intervista al giornalista di Repubblica Roberto Petrini. Dall’uscita del testo (Un paese a civiltà limitata, Laterza) sono passati nove anni, e da cinque Sylos se n’è andato sulla nuvoletta, ma già oggi, senza aspettare mezzo secolo, la sua impronta è forte, il rimpianto vivissimo. Si è visto lunedì 15 marzo al Piccolo Eliseo di Roma, alla lettura scenica dell’intervista fatta da Neri Marcorè. Ingresso libero, lunghe code di gente tanto che molti non sono riusciti a entrare, prolungati applausi che non andavano soltanto al bravissimo Marcorè e all’allestimento di Cristina Comencini, ma innanzitutto a lui, l’uomo di sinistra che non ha mai creduto in Marx, che per primo ha avuto il coraggio di segnalare il declino anche numerico della classe operaia in Italia, a costo di farsi bollare come “economista borghese”.

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I miei auguri di San Valentino

In questo video Charlie Brown è molto triste per non aver ricevuto neanche un biglietto di auguri per San Valentino. Com’è possibile? Quante fidanzate pretende di avere quel ragazzino con la testa rotonda? E che dire di Linus con i cioccolatini a forma di cuore per la maestra? Shultz immagina forse che sia stato irretito da una insegnante pedofila? Tranquilli. in realtà il Valentine Day in America è qualcosa di diverso dalla Festa di San Valentino in Italia. Per rendersene conto basta guardare wikipedia in inglese e in italiano.

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Addio Gigi, fratello e maestro

I funerali di mio fratello si sono svolti ieri mattina nella chiesetta di Ghirla, in una giornata di sole, resa ancor più luminosa dalla neve sulle montagne che circondano la Valganna. Gigi stava poco bene da qualche mese, ma nessuno aveva diagnosticato la gravità del male che in pochi giorni ha segnato la fine della sua vita: è stato ricoverato all’ospedale di Luino il 5, è morto il 15.

Dei tanti tributi che gli sono stati resi, mi piace ricordare l’articolo di Dario Fertilio sul Corriere, ma anche il lancio della Adnkronos che titolando “E’ morto Gigi Speroni, grande divulgatore della nostra storia” ha dato l’ impronta a quasi tutti i commenti comparsi sul web. I necrologi delle autorità milanesi hanno ricordato il suo ruolo di cittadino benemerito di Milano.

Nella cerimonia, dopo il parroco di Ghirla (il quale ha ricordato che Gigi, tra i suoi libri, ha scritto anche Le voci di Dio, raccogliendo cento prediche dei padri gesuiti) abbiamo parlato in due: prima io, poi suo figlio Matteo con poche commoventi parole. Ecco quello che mi sono sentito di dire.

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Teniamoci il Pil, ma ricordiamoci che non basta…

Il dibattito sul cosiddetto “superamento del Pil” rischia di cadere nelle trappole dei preconcetti culturali ed ideologici. Da una parte i gruppi anticapitalisti che vedono l’origine dei mali della società moderna nella misura del progresso basata sul prodotto interno lordo; dall’altra i cultori di economia e gli operatori che faticano ad immaginarsi parametri più adeguati per il ventunesimo secolo.

Non sfugge a questi rischi il commento di Alberto Alesina: “Aridatece il vecchio Pil, tanti difetti, ma utilissimo”, pubblicato dal Sole 24 Ore del 15 dicembre. Alesina insegna ad Harvard, è un economista di grande prestigio, autore di proposte coraggiose e innovative per riformare la società italiana, ma in questo caso, a mio avviso, si è fatto prendere la mano da un certo schematismo.

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Intrigo saudita: tre mesi dopo, un primo bilancio

Tre mesi dopo l’uscita nelle librerie e dopo i dibattiti sul libro L’intrigo saudita che si sono svolti a Roma e a Milano e le recensioni comparse sui principali quotidiani e periodici, è possibile fare un primo bilancio delle reazioni al mio lavoro, che ricostruisce lo scandalo Eni – Petromin esploso in Italia 30 anni fa e rimette in discussione la “memoria storica” sul caso.

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L’intrigo, la felicità, i radicali: riassunto di due mesi di silenzio

Non sono stato diligente. E’ da ottobre che non scrivo nulla su questo blog. Tranquillo, direte voi, hai ben pochi lettori; non ci sono frotte di fan in ansia che aspettano un tuo post come se fosse il nuovo Henry Potter o l’ultima trovata di Dan Brown. Ma com’è ben spiegato nel delizioso film Julie e Julia, un blog è innanzitutto un impegno con se stessi. Predichi nel deserto, ma magari un giorno scopri che c’è chi ti ascolta e magari interagisce con te.

Anche se i miei temi non sono così succulenti come le ricette della cucina francese descritte nel blog di Julie, per me sono stati due mesi intensi e interessanti, soprattutto su due fronti: il mio libro l’Intrigo saudita; le attività connesse ai nuovi indici per superare l’attuale Pil, Prodotto interno lordo.

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La verità in Italia? E’ come il gioco dell’oca…

Esiste la verità in questo Paese? Molti giornalisti autorevoli ormai ne dubitano. Scrive Ferruccio de Bortoli: “I fatti ormai non sono più separati dalle opinioni, sono al servizio delle opinioni”. E Alberto Statera, recensendo “L’intrigo saudita” ha scritto che questo è un Paese senza più verità.

Nel merito della vicenda Eni Petromin  ho risposto a Statera sul sito che accompagna il mio libro e non starò a ripetermi. Ma vorrei aggiungere una riflessione più generale, in cinque punti.

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Cari compagni americani, vi scrivo questa lettera…

Ritornare dopo 50 anni. La mia non è la storia dell’emigrante che torna da pensionato al suo paesello, ma al contrario quella di un adolescente che va con una borsa di studio per un anno a Lincoln, nelle grandi pianure americane, e ci ritorna da anziano, avendo scoperto grazie a Facebook che i suoi compagni di allora hanno organizzato una “50 years celebration”. E’ stata una settimana molto bella, per il calore con cui sono stato accolto, ma anche molto stimolante, perché mi ha fatto riflettere sull’America più profonda e sulle differenze rispetto a noi europei. Ho raccolto queste impressioni in una lettera ai miei compagni, pubblicata integralmente sul mio blog inglese.

Sono stato spesso negli Stati Uniti per lavoro o per turismo, ma questa esperienza è stata diversa. Il Nebraska è esattamente al centro degli Stati Uniti. Da queste praterie passavano le carovane dei pionieri prima che la ferrovia facilitasse il viaggio alla costa occidentale. Non si fermavano, i pionieri, perché le grandi pianure erano considerate, a torto, poco fertili. E ancor oggi pochi stranieri visitano il Nebraska. E’ la terra del granoturco e del bestiame, di gente sorridente e aperta, con valori semplici e condivisi. Questo è il cuore dell’America, diverso da New York e da Washington, ma anche dalla California o dal Colorado: un mondo conservatore, ricco di valori profondi, con una religiosità viva e sincera. Un mondo molto lontano dal nostro.

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L’intrigo saudita… visto dal Nebraska

Pubblico questo post dall’aeroporto di Chicago. Domani nelle librerie italiane uscirà il mio libro L’Intrigo saudita, nella collana The Cooper Files. Questa mattina Sergio Rizzo ha anticipato la pubblicazione con un bell’articolo sul Corriere. Lo staff di Banda Larga, la società editoriale che gestisce Cooper (oltre ad altre importanti pubblicazioni come Internazionale e East) è impegnato in queste ore nella promozione del libro. Mi aspetto che il mio lavoro serva ad aprire un dibattito che corregga la memoria storica su un episodio clamoroso della storia italiana di trent’anni fa. E io… che ci faccio in America?

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La felicità in tempi di crisi: ricetta danese e riflessione coreana

La Danimarca è davvero il Paese più felice del mondo? Così dicono quasi tutte le indagini degli ultimi anni sul benessere individuale, anche se condotte con metodologie diverse. Ma che cosa è la felicità? Come si misura? Le misurazioni sono comparabili tra Paesi dove magari i concetti stessi di felicità e benessere assumono valori differenti nelle lingue e nelle culture locali?

Confinato per anni nel dibattito tra esperti, il tema della misura del cosiddetto “benessere percepito” è diventato centrale per statistici ed economisti e lo sarà sempre più per i leader politici del 21° secolo. La crisi economica ne ha già oggi accentuato l’importanza. Si coglie meglio il fatto che ci sono altri valori oltre la crescita dei beni e servizi prodotti: la distribuzione della ricchezza, la solidarietà, la serenità sul futuro proprio, dei propri cari e dell’ambiente che ci circonda. La crisi, insomma, può essere il momento giusto per chiedersi che cosa conta veramente, come lo si misura, come si controllano i risultati dell’azione pubblica verso gli obiettivi comuni.

Di felicità e benessere si è discusso per cinque giorni, dal 19 al 23 luglio, nel corso della nona Isqols conference, il congresso di tutti i ricercatori che si occupano di “quality of life”. Il tema, come abbiamo detto, sarà anche al centro del World Forum promosso dall’Ocse su “Statistics, knowledge and policy” che si svolgerà a Busan, in Corea, dal 27 al 30 ottobre. La riunione, terza della  serie  dopo i Forum di Palermo nel 1974 e Istanbul nel 1977 (si veda il mio articolo su East n.  17), radunerà 1500 partecipanti di 130 Paesi e certamente offrirà nuovi spunti di riflessione sulla misura del progresso delle collettività umane. L’attenzione internazionale a questi temi è stata fortemente stimolata da Enrico Giovannini, il “chief statistician” dell’Ocse diventato ora presidente dell’Istat.

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