Beyond Gdp, ambientalisti ed economisti a confronto

Il convegno “Beyond Gdp” (Oltre il Pil) a Bruxelles ha messo a confronto ambientalisti ed economisti, facendo registrare, forse per la prima volta, una certa convergenza sul concetto di sviluppo sostenibile e sulle modalità per misurarlo. E’ un progresso importante, ma ci vorrà tempo prima che i nuovi indicatori siano effettivamente condivisi e usati per promuovere politiche più efficaci.

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La grande sfida della governance mondiale

Nel futuro prossimo non ci sarà un governo mondiale, ma non possiamo sopravvivere senza un quadro di accordi e di istituzioni che garantiscano una gestione condivisa dei grandi temi dell’energia e dell’ambiente. Sono arrivato a queste conclusioni dopo aver gestito il desk per giornalisti del World Energy Congress, lavorando su tutti gli interventi e i dibattiti. La governance globale è indispensabile per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti, il contenimento delle speculazioni sui prezzi dell’energia, la crescita sicura del nucleare, un dopo Kyoto accettabile da tutti e davvero efficace nella riduzione delle emissioni di anidride carbonica, la gestione delle conseguenze inevitabili di cambiamenti di clima. Ci vorranno leader con coraggio e visione e una continua pressione dell’opinione pubblica.

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Viva la democrazia! Sì, ma quale?

Come c’immaginiamo la democrazia nel 21° secolo? Certamente la gente non si accontenta più di esprimere la propria partecipazione alle scelte collettive attraverso un voto ogni quattro o cinque anni. D’altra parte la democrazia diretta, oggi tecnicamente possibile grazie alla rete, sarebbe un disastro perché gran parte dei cittadini non sono e non vogliono essere adeguatamente informati. E allora? Sono in corso esperimenti interessanti di “democrazia per sorteggio” (un gruppo di cittadini viene informato adeguatamente per decidere: come nel caso dei giudici popolari) e nel frattempo si affermano altre forme di pseudo democrazia mediate dalla televisione, da internet, dalle primarie… Forse l’unica parziale risposta consiste nel moltiplicarsi delle organizzazioni dal basso che offrano ai cittadini una risposta alla voglia di partecipare e di discutere che un tempo si esprimeva attraverso i partiti. E nel taglio dei livelli di politica professionale: perché retribuire i consiglieri municipali, comunali o provinciali?

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Uno strano Paese con una gran voglia d’Europa

Appunti dopo qualche giorno in Kossovo, per una missione internazionale di preparazione al futuro Censimento. La gente ha una gran voglia di normalità e sembra strano che il 10 dicembre (quando il governo a maggioranza albanese potrebbe autoproclamare l’indipendenza del Paese) possa esserci il rischio di una ripresa dei conflitti armati. In ogni caso il drammatico problema del Kossovo è la mancanza di un meccanismo autonomo di sviluppo economico, perché questi anni d’intervento internazionale hanno drogato l’economia, senza però lasciare risultati permanenti. Sono convinto che l’unica speranza per il futuro sia una più forte azione dell’Europa Unita, che deve prendersi le sue responsabilità politiche ed economiche per una definitiva sistemazione dei Balcani.

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Come nasce la statistica del 21° secolo

Il bimestrale East ha pubblicato il mio lungo articolo in italiano e in inglese sulla Conferenza di Istanbul promossa dall’Ocse nel giugno scorso per migliorare i criteri di misurazione del progresso umano. La Stampa di Torino ha anche cortesemente anticipato alcuni brani del mio lavoro. Il Pil sarà rimpiazzato da un indice di felicità, come in Buthan? Personalmente non lo credo. Però sono convinto che da questa ricerca nascerà la statistica del 21° secolo e che a livello internazionale ne scaturiranno nuovi obiettivi condivisi che sostituiranno gli Obiettivi del Millennio.

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Primarie. Mi spiegate per che cosa si vota?

Se il voto alle primarie è una scelta di organi interni al Pd non voterò perché non mi riconosco nel nuovo partito e potrei aderirvi solo quando il suo giornale si chiamerà Unità d’Europa. Ma anche se votassi voterei Letta perché mi sembra il più deciso nel rinnovamento dei programmi e la miglior garanzia contro il fattore KK, i residui di cattocomunismo. Se invece si tratta della scelta del futuro leader da opporre Berlusconi, è mio dovere andare a votare e scegliere Veltroni, l’unico che può farcela…

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Sabato mattina, alla Costituente Socialista…

I giornali non hanno dato conto dell’entusiasmo che si respirava alla Costituente Socialista. L’Auditorium della tecnica era strapieno, moltissimi i giovani, interessanti le proposte nelle assise che si sono definite come “le primarie delle idee”. Ecco cinque aspetti che ho apprezzato particolarmente. Il simbolo, con il coraggio di dare l’addio al garofano craxiano per adottare la rosa sul cerchio stellato del Partito Socialista Europeo. La capacità di cercare un punto di contatto costruttivo con uomini e storie diverse, anche al di là della diaspora socialista. La compostezza lucida di Boselli. Il discorso del presidente dei socialisti europei Rasmussen, che ha declinato senza imbarazzi il tema della flexicurity. La stella polare di un convinto laicismo, che pone comunque i socialisti a fianco di Pannella e della Bonino. Insomma, anche se ho subito in prima persona qualche prepotenza dei socialisti della Prima repubblica, credo che oggi si possa puntare sul nuovo partito.

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Mi chiamo Speroni, mio nonno era mugnaio sull’Olona, però…

Alcuni commenti al mio precedente post che ho ricevuto sul blog e a voce m’inducono a una precisazione. Anche se la mia famiglia proviene dal cuore della Lombardia, anche se porto lo stesso cognome dell’eurodeputato Francesco, ex segretario di Umberto Bossi, non sono a favore della divisione del Nord dal resto del Paese. Ho solo cercato di descrivere i rischi che il Paese sta correndo e mi sembra che l’escalation dei toni sul tema della secessione giustifichi la mia preoccupazione. Ma chi legge articoli sullo schermo anziché su carta troppo spesso giudica in modo frettoloso. Oggi sul web si usa una lettura “impressionistica”; difficilmente ci si ferma a leggere fino in fondo un articolo, e comunque lo si fa così in fretta che non se ne colgono tutte le implicazioni.

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Se il Belgio si divide l’Italia esplode

La possibile secessione del Belgio rende più probabile anche una divisione dell’Italia. Non è una prospettiva auspicabile, anzi, sarebbe un disastro per molte regioni. Ma è tecnicamente più facile, oggi, sotto l’ombrello di Bruxelles e della moneta unica. E la voglia di divorzio potrebbe rafforzarsi anche tra gli imprenditori, perché oggi in economia non è più tanto importante disporre di un mercato unico nazionale, quanto piuttosto rispondere con un governo efficiente alle sfide della globalizzazione e all’aggressivo nazionalismo economico dei nuovi Paesi.

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