A short bio
Su questo sito trovate anche un mio curriculum completo, compreso il mio nome per l’anagrafe, Donato Cesare* Speroni, ma qui la mia storia ve la racconto in due parole. Sono un giornalista. Lavoro da cinquant’anni nel mondo dell’informazione (cominciai il praticantato all’Agenzia Italia nel 1962) e ho avuto incarichi di una certa importanza nei giornali (prevalentemente settimanali economici, ma anche per un breve periodo al Corriere della Sera) e in organizzazioni private e pubbliche. Come potete vedere dal curriculum più formale, sono stato condirettore di Mondo Economico, vicedirettore del Mondo, direttore di Capitale Sud, capo ufficio studi della Montedison, direttore centrale dell’Eni, dirigente dell’Istat. Il 12 aprile 2012 compio settant’anni. Insegno, scrivo libri, partecipo a progetti che mi interessano. In questi giorni (gennaio 2012) sta uscendo “2030 La tempesta perfetta – Come sopravvivere alla grande crisi“, il volume che ho scritto con Gianluca Comin per Rizzoli. Nel giugno 2010 ho pubblicato “I numeri della felicità – dal Pil alla misura del benessere” . Il volume è in libreria nella collana The Cooper files (Banda Larga Editore srl). I grandi temi globali sono in questa fase tra i miei interessi prevalenti. L’evoluzione della statistica, come strumento di conoscenza e di miglioramento dell’azione politica, è uno dei temi che mi appassionano. Ho un blog, Numerus, sul sito del Corriere della Sera e faccio parte del gruppo di indirizzo Istat – Cnel incaricato di elaborare i nuovi indicatori del “Benessere equo e sostenibile” in Italia. Nel 2009 ho pubblicato L’intrigo saudita, che ricostruisce la vicenda Eni Petromin trent’anni dopo. Il volume (circa 400 pagine) è in libreria nella collana The Cooper files (Banda Larga Editore srl). Insegno economia e statistica all’Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino. Scrivo per la rivista East, Europe and Asia Strategies. Faccio parte del Club dell’Economia, che riunisce docenti e giornalisti che scrivono commenti economici. Sono iscritto alla galassia dei movimenti radicali e negli anni scorsi mi sono anche occupato di “womenomics” per conto dell’allora Ministro per l’Europa Emma Bonino, contribuendo nel 2007 alla pubblicazione della “nota aggiuntiva” al Rapporto Lisbona sull’occupazione femminile in Italia. Dal 1999 al 2008 ho diretto Odysseus Communication, che ha lavorato soprattutto nel campo della comunicazione pubblica e del miglioramento della comunicazione statistica in Italia e nei paesi in via di sviluppo (Paris 21, Tanzania, Botswana, Kossovo). Che altro dire? Ho due figli: Pietro, del ‘70, matematico, che si racconta sul suo sito e col quale scambio opinioni che talvolta si sedimentano nel blog alla voce “dialoghi tra padre e figlio”; Tommaso, dell’86, si è laureato in scienze politiche e si occupa con passione di neutralizzazione delle emissioni di CO2. Con amici ha fondato la società Treedom che offre a tutti la possibilità di acquistare alberi georeferenziati nei Paesi in via di sviluppo. Oltre ai miei figli ho una “famiglia allargata”, come succede quando nella vita ci sono state varie consorti e compagne, con figli e figlie: una situazione che ha avuto momenti difficili ma che oggi mi consente di volere bene serenamente a molte persone. Ah, un’ultima cosa. Non è vero, come dicevano con invidia certi colleghi, che vivevo in barca a vela, ma è vero che ho uno sloop d’alluminio di dieci metri, Phileas, con il quale ho cercato negli ultimi dieci anni di farmi sempre delle belle vacanze, navigando in Croazia, Grecia, Turchia. Qualcosa di queste esperienze ho raccontato sul mensile Bolina. Adesso ho messo in vendita la barca, perché gli anni passano, le tasse infuriano e anche perché altri interessi stanno diventando più importanti. Di solito mi trovate a Roma, a Milano da Joan o nella mia casa in Toscana, a Castellina Marittima, da dove posso lavorare nella tranquillità più assoluta e ogni tanto dare un’occhiata al mare. Sono su facebook e su twitter (@dospe) , la mia mail è nomecognomechiocciolagmail.com Aggiornato il 19 febbraio 2012 (*)In realtà quel Cesare era solo un omaggio al nonno materno: nessuno mi ha mai chiamato così, solo chi ogni tanto mi trovava troppo autoritario. Accadde che, registrando la mia nascita, i miei genitori si dimenticarono di far mettere una virgola tra i due nomi. E così ufficialmente ho un nome composto. Quando l’anagrafe di Roma se n’accorta ho dovuto persino cambiare il codice fiscale.

