Supercommissari per le tante spazzature del Sud

Oggi servirebbero due politiche diverse: al Sud più commissari che riportino al centro i poteri male usati, senza però tagliare i fondi perché senza finanziamenti non può esserci sviluppo; nel resto del Paese più autonomia alle Regioni che hanno dimostrato di sapersi amministrare. Una fase straordinaria, di legalità e di sviluppo, che solo un governo straordinario di grande coalizione può attuare contro gli interessi di buona parte della classe politica meridionale. Se invece non ci si riuscirà, la palla al piede Mezzogiorno condurrà il Paese al declino o alla frammentazione.

Si può battere il record di Nelly Bly?

Leggendo “Il giro del mondo in 72 giorni“, di Nelly Bly, curato in italiano da Luisa Cetti, mi chiedo se il suo record del 1889 può essere battuto, usando come la Bly e come Fogg soltanto mezzi pubblici (aereo escluso). Non è facile, perché sui lunghi percorsi non esistono più le navi passeggeri. Ma usando una nave da crociera, un cargo e lunghi viaggi in treno, dovrebbe essere possibile compiere il periplo in 60 giorni.

2008: un po’ d’ottimismo, nonostante il degrado

Nessuno che sia in buona fede può negare che il Paese stia vivendo una fase di declino. Lo dicono le statistiche sul Prodotto interno lordo pro capite, sempre più in basso rispetto alla media europea, e molti indicatori sulla qualità dei servizi pubblici. Persino il Censis, che col suo ultimo rapporto ha voluto opporsi al declinismo, è stato costretto ad affidare le sue speranze a minoranze che emergono dalla poltiglia nella quale si è disfatto il Paese. Mi sembra anche innegabile che il declino rischi di trasformarsi in degrado, ma il realismo sullo stato del Paese non significa dare per scontato o crogiolarsi nel fatto che il Paese va alla malora. Bene ha fatto, dunque, il Sole 24 Ore a improntare all’ottimismo i suoi articoli di fine anno.

Womenomics, le donne al centro dell’economia

Per l’Economist le donne sono oggi il più importante motore dello sviluppo mondiale. E l’Italia è in forte ritardo, tanto da essere al penultimo posto in Europa per tassi di occupazione femminile, soprattutto per la disastrosa situazione del Mezzogiorno. Dopo aver partecipato al gruppo di lavoro che ha redatto la Nota Aggiuntiva voluta dal Ministro Bonino per imporre un “cambio di passo” su questo tema, ho scritto un articolo per East, Europe and Asia Strategies, che potete leggere in italiano e in inglese.

Smash: non ci resta che ridere

Lo pseudonimo “Malaligua” nasconde un giornalista economico di lungo corso, che per anni ha annotato nella rubrica “Smash”, sul settimanale finanziario del Sole 24 Ore Plus, i suoi commenti sui personaggi al potere. Il suo libro “Smash – il lato ridicolo del potere economico”, edito da Baldini Castoldi Dalai raccoglie questi aforismi, alcuni dei quali fulminanti: “Agnelli sarà ricordato per la Fiat e la panna montata, De Benedetti per l’Olivetti e la spregiudicatezza, Berlusconi per Mediaset e le colossali balle che racconta. Tronchetti per Afef”. Oppure: Dario Fo testimonial per Romeo Gigli. Edoardo Sanguineti, poeta e comunista, candidato sindaco a Genova. Non è mai troppo tardi per sputtanarsi”.

Bilal, che fare contro l’immigrazione clandestina?

Che fare per fermare l’immigrazione clandestina? Non si può fare a meno di porsi questa domanda dopo aver letto Bilal, il libro del giornalista dell’Espresso Fabrizio Gatti che racconta il suo viaggio sui camion dei trafficanti di carne umana dai Paesi dell’Africa subsahariana attraverso il deserto fino alle coste del Mediterraneo. Anche se l’Africa migliorerà le sue prospettive economiche, come sembra che stia accadendo, il gap con l’Europa almeno per una generazione sarà tale da indurre milioni di giovani a sognare l’avventura. E’ importante comunicare nei Paesi d’origine la realtà di questa traffico, ma è anche importante aiutare a sviluppare attività economiche locali che diano ai giovani una speranza, senza che debbano partire per questa drammatica avventura.

Sei top down o bottom up?

C’è una distinzione che passa all’interno di tutti gli schieramenti; c’è chi crede che i miglioramenti collettivi debbano provenire dall’alto e chi dal basso. I “top down” sono quelli che credono nelle istituzioni politiche, magari per abbatterle e crearne di nuove. La loro attenzione è soprattutto rivolta al funzionamento delle organizzazioni collettive. I “bottom up” pensano invece che qualsiasi riforma debba provenire dall’esperienza delle comunità locali, o addirittura da un cambiamento profondo della psicologia umana. E’ fin troppo facile affermare che in realtà qualsiasi innovazione importante ha bisogno di entrambe le tendenze. Invece si corre il rischio che la contrapposizione, se accentuata e trasformata in ideologia (e mi sembra che stia avvenendo), diventi materia di confusione e di paralisi.

Beyond Gdp, ambientalisti ed economisti a confronto

Il convegno “Beyond Gdp” (Oltre il Pil) a Bruxelles ha messo a confronto ambientalisti ed economisti, facendo registrare, forse per la prima volta, una certa convergenza sul concetto di sviluppo sostenibile e sulle modalità per misurarlo. E’ un progresso importante, ma ci vorrà tempo prima che i nuovi indicatori siano effettivamente condivisi e usati per promuovere politiche più efficaci.

La grande sfida della governance mondiale

Nel futuro prossimo non ci sarà un governo mondiale, ma non possiamo sopravvivere senza un quadro di accordi e di istituzioni che garantiscano una gestione condivisa dei grandi temi dell’energia e dell’ambiente. Sono arrivato a queste conclusioni dopo aver gestito il desk per giornalisti del World Energy Congress, lavorando su tutti gli interventi e i dibattiti. La governance globale è indispensabile per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti, il contenimento delle speculazioni sui prezzi dell’energia, la crescita sicura del nucleare, un dopo Kyoto accettabile da tutti e davvero efficace nella riduzione delle emissioni di anidride carbonica, la gestione delle conseguenze inevitabili di cambiamenti di clima. Ci vorranno leader con coraggio e visione e una continua pressione dell’opinione pubblica.