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	<title>Donato Speroni &#187; L&#8217;intrigo saudita</title>
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		<title>Vi presento il mio libro “I numeri della felicità”</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Jun 2010 09:52:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Speroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dialoghi tra padre e figlio]]></category>
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		<description><![CDATA[L’idea è nata dell’ottobre scorso, quando sono stato a Busan, in Corea, a seguire per conto della rivista East, Europe and Asia strategies il grande convegno internazionale dell’Ocse sulla misura del progresso. Ne ho già parlato su questo blog. Da domani sarà in libreria il mio nuovo libro I numeri della felicità – dal Pil [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’idea è nata dell’ottobre scorso, quando sono stato a Busan, in Corea, a seguire per conto della rivista <em><a href="http://www.eastonline.it/">East, Europe and Asia strategies</a> </em> il grande <a href="http://www.oecd.org/document/59/0,3343,en_40033426_40033828_41350843_1_1_1_1,00.html">convegno internazionale</a> dell’Ocse sulla misura del progresso. Ne ho già parlato su questo <a href="http://www.donatosperoni.it/2009/12/25/287/">blog</a>.<br />
</strong></p>
<p><strong>Da domani sarà in libreria il mio nuovo libro <em>I numeri della felicità – dal Pil alla misura del benessere</em>. L’editore è Cooper, lo stesso del mio volume dell’anno scorso <a href="http://www.intrigosaudita.it"><em>L’intrigo saudita</em></a>. Il libro è di 286 pagine e contiene anche classifiche e documenti. Il prezzo è 15 euro e il volume si può acquistare facilmente anche <a href="http://www.bandashop.it/product.php?id=97">on line</a>.</strong></p>
<p><strong>Lunedì 14 giugno alle 16 presso la biblioteca del Cnel di Viale David Lubin 2 a Roma, il libro sarà presentato in un seminario organizzato dal gruppo di lavoro “Nuovi indicatori macroeconomici” del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro. Avrò il piacere di discuterne con Mario Baldassarri, Emma Bonino, Enrico Cisnetto, Enrico Giovannini, mentre il moderatore sarà Gabriele Olini. L’incontro è aperto e ne abbiamo dato notizia anche nelle università.</strong><span id="more-313"></span></p>
<p>Non ho voluto fare un libro tecnico. <span style="text-decoration: underline;">Dalla prefazione di Enrico Giovannini</span>, presidente dell&#8217;Istat:</p>
<p><em>In queste pagine Donato Speroni si conferma, ancora una volta, non solo un attento lettore del mondo che ci circonda, ma un autore capace di sintetizzare la complessità di un movimento scientifico e culturale che abbraccia approcci e piani molto diversi. Spaziando da Robert Kennedy a Nicholas Sarkozy, dal Re del Bhutan al Presidente della Commissione Europea, passando per vincitori del Premio Nobel a economisti e statistici sconosciuti al grande pubblico, Speroni introduce il lettore a tematiche di grande respiro e di rilievo politico decisivo, mostrando come la misura del benessere di una società e del suo progresso nel tempo rappresenti la chiave di volta del suo funzionamento.</em></p>
<p><em>Infatti, come è stato più volte notato, noi uomini prestiamo attenzione a ciò che misuriamo e misuriamo ciò a cui prestiamo attenzione. Non a caso, negli ultimi sessanta anni il mondo si è concentrato sulla misurazione dell’attività economica (cioè sul Prodotto interno lordo, PIL) ed ha conseguito uno sviluppo del benessere materiale senza precedenti nella storia dell’umanità. Così facendo ha migliorato le condizioni di vita di gran parte della popolazione mondiale, allungando la sua vita media, conseguendo livelli di conoscenza inimmaginabili nel passato. Come sappiamo, però, ha anche prodotto danni irreparabili sull’ambiente, diseguaglianze senza precedenti e si è dimostrato incapace di assicurare una vita dignitosa ad una parte consistente della popolazione mondiale.</em></p>
<p><em>Non ci si deve, quindi, stupire che le crisi sopra ricordate conducano ad un ripensamento profondo delle metriche che il mondo usa per valutare se stesso ed orientare le sue scelte future. Come dice il Premio Nobel Amartya Sen, discutere di indicatori statistici equivale a discutere dei fini ultimi di una società ed è per questo che Speroni ci conduce attraverso un viaggio che tocca le misure classiche dei fenomeni economici e sociali, come il PIL, ma anche i nuovi indicatori di benessere, felicità e sostenibilità, mostrando gli elementi culturali, politici e statistici che stanno alla base di ciascuno di essi. Il libro, facilmente accessibile anche per i non addetti ai lavori, mostra l’ampiezza della tematica, che coinvolge paesi sviluppati e in via di sviluppo, consentendo di apprezzare l’accelerazione che negli ultimi anni è stata impressa alla riflessione su questi temi da parte di organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) e l’Unione Europea, ma anche di organizzazioni non governative, fino a costituire un network internazionale di centinaia di soggetti in tutto il mondo.</em></p>
<p>Alle parole lusinghiere di Giovannini aggiungo alcune considerazioni tratte dalla mia <span style="text-decoration: underline;">premessa</span>:</p>
<p><em>Alla notizia che stavo scrivendo un libro sulla misura del progresso “oltre il Pil” ho raccolto quasi sempre tre tipi di reazioni.</em></p>
<p><em>A) La prima, di assoluto disinteresse: «Ah, che bello&#8230;» , quindi l’interlocutore passava rapidamente ad altro argomento.</em></p>
<p><em>B) La seconda lasciava trasparire una spiccata antipatia per le misurazioni economiche: «Davvero? Insomma è la volta buona che riusciamo ad abolire il Pil!» Reazione tipica, questa, di chi nelle sue azioni ha forti motivazioni sociali: persona solitamente di sinistra, ma non solo.</em></p>
<p><em>C) La terza denotava diffidenza, più che antipatia, verso questi “velleitari” tentativi di sconvolgere l’ordine costituito: «Ah sì? Beh sappi che io non ci credo proprio&#8230;» Reazione tipica del conservatore, peggio se si trattava di un economista. Per onestà devo dire che altri hanno mostrato apprezzamento e interesse sincero, senza posizioni precostituite, ma le tre reazioni che ho descritto mi hanno fatto riflettere.</em></p>
<p><em>Non posso biasimare gli amici di tipo A. Molta gente odia i numeri, soprattutto in Italia, e fatica a capire che una persona normale possa desiderare di scrivere un libro sul buon uso dei dati. È il frutto di un’educazione che ignora la numeracy(la cultura numerica), che guarda con diffidenza alla scienza, che considera incomprensibile qualunque cosa si esprima con una formula anche semplicissima. Parliamo invece di chi ha un pregiudizio di tipo B o C: questo libro sarà servito a qualcosa se riuscirà a smontare gli “opposti estremismi” dei fautori del “No Pil” e di quelli che considerano la misura del Prodotto interno lordo come uno strumento intoccabile.</em></p>
<p><em>A differenza di gran parte della letteratura uscita in Italia sull’argomento, questo non è un libro a tesi. Racconta invece la ricerca che in tutto il mondo coinvolge migliaia di statistici, economisti, sociologi, psicologi, tutti impegnati a rispondere alla domanda “Come si misura il progresso dell’umanità?” e a fornire ai decisori politici migliori strumenti di valutazione, sperando che ne vogliano tener conto.</em></p>
<p>Un’ultima annotazione: credo di aver scritto un libro agile, che consente a tutti di farsi un’idea della grande partita che si gioca sulla misurazione del benessere, del progresso, della sostenibilità futura. Una partita politica che contribuirà a cambiare il mondo nostro e dei nostri figli. L’attenzione che il Cnel, l’Istat e numerosi gruppi culturali e politici stanno dedicando a questo tema segnala che anche in Italia l’argomento è di grande attualità; avremo modo di parlarne anche in futuro.</p>
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		<title>Intrigo saudita: tre mesi dopo, un primo bilancio</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 10:01:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Speroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'intrigo saudita]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
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		<description><![CDATA[Tre mesi dopo l&#8217;uscita nelle librerie e dopo i dibattiti sul libro L’intrigo saudita che si sono svolti a Roma e a Milano e le recensioni comparse sui principali quotidiani e periodici, è possibile fare un primo bilancio delle reazioni al mio lavoro, che ricostruisce lo scandalo Eni &#8211; Petromin esploso in Italia 30 anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tre mesi dopo l&#8217;uscita nelle librerie e dopo i dibattiti sul libro <a href="http://www.intrigosaudita.it"><em>L’intrigo saudita</em></a> che si sono svolti a Roma e a Milano e le recensioni comparse sui principali quotidiani e periodici, è possibile fare un primo bilancio delle reazioni al mio lavoro, che ricostruisce lo scandalo Eni &#8211; Petromin esploso in Italia 30 anni fa e rimette in discussione la “memoria storica” sul caso.<span id="more-277"></span></p>
<p>Il libro ha riaperto il dibattito su una vicenda che ebbe grande risonanza sui media negli anni 1979 – 1980 e che segnò anche un momento di svolta negli equilibri politici del Paese, dalla fase della “solidarietà nazionale” che avvicinò il Pci al governo, al lungo periodo di condivisione del potere tra la Dc e il Psi di Bettino Craxi.</p>
<p>La tesi centrale del volume, e cioè che non vi furono ritorni di denaro ai partiti italiani dal “contratto parallelo” stipulato dall’Agip con la panamense Sophilau per ottenere il greggio saudita  e che l’ex presidente dell’Eni Giorgio Mazzanti fu ingiustificamente rimosso dal suo incarico, è stata pienamente accolta da tutti i commentatori. Storici e analisti come Giorgio Galli, Paolo Mieli, Massimo Riva, hanno riconosciuto l’infondatezza delle accuse interrogandosi sulle origini dei dossier che all’epoca furono fatti circolare per far saltare la maxifornitura di greggio arabico. Anche uomini politici come Giorgio la Malfa, Gian Luigi Melega e Marcello Crivellini, che all’epoca si schierarono contro Mazzanti, hanno riconosciuto che i sospetti non avevano fondamento alla luce del lavoro di ricostruzione contenuto nel libro. Giornalisti di valore come Sergio Rizzo, Orazio Carabini, Alberto Statera, Filippo Ceccarelli, Antonio Calabrò, hanno tratto spunto dalle pagine del libro per descrivere un’epoca di sospetti e corruzione. L’ex deputato Franco Bassanini ha raccontato che nella seduta della Commissione Bilancio della Camera del febbraio 1980, coperta da segreto di Stato, Francesco Cossiga, all’epoca presidente del consiglio,  rivelò che i servizi segreti italiani avevano confermato che la tangente era destinata ai sauditi. E lo stesso Cossiga ha elogiato il “rigoroso metodo storiografico” del libro. Per non parlare di chi ha espresso altri giudizi lusinghieri per l’autore, dicendo che il volume “si legge come un thriller”.</p>
<p>Dobbiamo però dirci con chiarezza che non tutto è assodato, non tutto è limpido. Anche se l’Eni Petromin è stato davvero un “strano” scandalo, perché non ci sono stati ritorni di denari in Italia, non è chiaro né quale uso intendevano fare i sauditi della tangente, né quale ruolo svolsero nella vicenda i servizi segreti italiani. Nel mio libro avanzo alcune ipotesi, legate soprattutto al rapporto dei nostri Servizi con l’Olp, ed auspico che il segreto di Stato venga finalmente sollevato, come del resto proprio in questi giorni sta avvenendo per un’altra vicenda che coinvolge palestinesi e servizi segreti: la scomparsa a Beirut nel 1980 di Italo Toni e Graziella De Palo.</p>
<p>Sapremo un giorno tutta la verità? Il sito <a href="http://www.intrigosaudita.it">intrigosaudita.it</a> è nato anche per aggiornare le informazioni sulla vicenda, oltre a quello che già ho potuto scrivere nel libro. E’ un work in progress: cari lettori, vi terremo informati.</p>
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		<title>L’intrigo, la felicità, i radicali: riassunto di due mesi di silenzio</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Dec 2009 23:29:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Speroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Felicità e benessere]]></category>
		<category><![CDATA[L'intrigo saudita]]></category>
		<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>
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		<description><![CDATA[Non sono stato diligente. E’ da ottobre che non scrivo nulla su questo blog. Tranquillo, direte voi, hai ben pochi lettori; non ci sono frotte di fan in ansia che aspettano un tuo post come se fosse il nuovo Henry Potter o l’ultima trovata di Dan Brown. Ma com’è ben spiegato nel delizioso film Julie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Non sono stato diligente. E’ da ottobre che non scrivo nulla su questo blog. Tranquillo, direte voi, hai ben pochi lettori; non ci sono frotte di fan in ansia che aspettano un tuo post come se fosse il nuovo Henry Potter o l’ultima trovata di Dan Brown. Ma com’è ben spiegato nel delizioso film <a href="http://www.movieplayer.it/film/22111/julie-julia/">Julie e Julia</a>, un blog è innanzitutto un impegno con se stessi. Predichi nel deserto, ma magari un giorno scopri che c’è chi ti ascolta e magari interagisce con te.</strong></p>
<p><strong>Anche se i miei temi non sono così succulenti come le ricette della cucina francese descritte nel blog di Julie, per me sono stati due mesi intensi e interessanti, soprattutto su due fronti: il mio libro <em>l’Intrigo saudita</em>; le attività connesse ai nuovi indici per superare l&#8217;attuale Pil, Prodotto interno lordo.<span id="more-272"></span></strong></p>
<p><strong>L’intrigo saudita.</strong> Abbiamo presentato il libro a Roma; il 14 dicembre lo presenteremo a Milano. Uso il plurale non per megalomania, ma perché il lancio di un libro è una operazione collettiva: grazie Joan, Elena, Elis, Concetta, Cecilia per l’aiuto che mi state dando, grazie a quanti partecipano agli incontri, grazie a Massimo Bordin che ha pubblicato la registrazione dell’incontro romano su Radio radicale, grazie ai colleghi che hanno dedicato tempo per leggere il volume e scrivere un commento.  Sul sito  <a href="http://www.intrigosaudita.it">intrigo saudita.it</a> trovate tutte le notizie sul libro, le recensioni, anche gli elementi di verità che sono emersi dopo la pubblicazione , nonché il collegamento per acquistare il libro on line senza spese di spedizione, se siete interessati e non lo trovate in libreria.</p>
<p>Di certo l’anno che ho dedicato a scrivere un libro su uno scandalo (l’Eni Petromin) scoppiato nel 1979 non mi renderà ricco. Ma come molti hanno riconosciuto, si è trattato di uno snodo fondamentale nella storia della Prima Repubblica. Mi ha gratificato l’interesse riscontrato nei miei allievi di Urbino, quando ho parlato del libro: c’è in loro una grande voglia di conoscere e capire meglio la storia recente di questo Paese. D’altra parte non c’è da stupirsi: è difficile prepararsi a fare il giornalista ignorando i complessi meccanismi che hanno portato l’Italia ad essere, nel bene e nel male, quella che è. Forse ci vorrebbero altri libri di questo genere, scritti non per denunciare ma per raccontare, incrociando atti giudiziari e parlamentari, articoli, documenti originali e testimonianze di oggi. Sono libri che costano una grande fatica, ma ne vale la pena. Il favore di critica con cui è stato accolto il libro, almeno finora, mi ha dato molta soddisfazione. Credo anche di aver contribuito a un’opera di giustizia nei confronti dell’ex presidente dell’Eni Giorgio Mazzanti, che in quella vicenda era stato accusato ingiustamente.</p>
<p><strong>Pil e benessere.</strong> Nell’ultima settimana di ottobre, d’accordo col direttore di <a href="http://www.eastonline.it/">East</a> Vittorio Borelli,  sono andato a Busan, in Corea, per partecipare al <a href="http://www.oecd.org/pages/0,3417,en_40033426_40033828_1_1_1_1_1,00.html">Terzo forum mondiale sulla misura del progresso</a>, organizzato dall’Ocse. A Busan ho partecipato con una <a href="http://www.oecd.org/dataoecd/49/47/44124181.pdf">relazione</a> a una tavola rotonda sulle comunicazione delle nuove statistiche e dal Forum ho tratto spunto per due articoli:</p>
<p>- Una <a href="http://www.donatosperoni.it/wp-content/uploads/2009/12/MondoPil001.jpg.pdf">Analisi</a> pubblicata dal settimanale Il Mondo, dedicata prevalentemente alle problematiche politiche connesse alle nuove misure.</p>
<p>- Un ampio dossier (32 pagine!) di East, attualmente in edicola in italiano e in inglese, che affronta anche i principali aspetti tecnici, i risultati delle diverse misurazioni, e pubblica interviste e documenti.</p>
<p>Il tema generale, già affrontato diverse volte in questo sito, è quello di come andare “oltre il Pil”. Si va verso la misura della felicità, amano scrivere i giornali italiani. A mio parere c’è un equivoco terminologico. Per noi la parola “felicità” implica uno stato di esaltazione momentanea, mentre il termine “benessere” è spesso usato per descrivere una mera situazione economica.  Invece i termini inglesi happiness e well being sono molto più simili: descrivono entrambi uno stato positivo protratto nel tempo.</p>
<p>Gli statistici vogliono ora misurare con diversi criteri il “well being” e usano spesso il sinonimo happiness. Si veda ad esempio il materiale per il calcolo del <a href="http://www.oecd.org/dataoecd/47/62/44120751.pdf">Gross National Happiness Index del Bhutan</a>: è chiaro che gli statistici himalayani, peraltro molto precisi nelle loro ponderazioni, intendono in realtà misurare il well being. La questione è importante dal punto di vista politico, perché il well being può essere un obiettivo di azione politica diverso dalla mera crescita del Pil, mentre la felicità resta uno stato soggettivo individuale. Come ha detto con efficace sintesi Emma Bonino: “da ragazze ci siamo battute per conquistare la libertà sessuale, ma non chiedevamo che lo Stato potesse garantirci la felicità sessuale!”.</p>
<p>Radicali. Ho citato la Bonino anche perché con Radicali italiani, in un gruppo di lavoro coordinato da Elisabetta Zamparutti, abbiamo cominciato a ragionare sui nuovi indici di benessere e su altri temi che a questi indici si collegano come le ciliegie, dalle garanzie di autonomia nella produzione dei dati alla trasparenza nell’utilizzo delle statistiche da parte della politica e dei media. Ho proposto e realizzato con loro un seminario su questo tema dopo aver visto la <a href="http://www.emmabonino.it/news/7800">lettera</a> inviata da Emma ed Elisabetta alle commissioni ambiente ed economia di Camera e Senato sul <a href="http://www.stiglitz-sen-fitoussi.fr/en/index.htm">rapporto Stiglitz – Amartya Sen Fitoussi</a> per Sarkozi. Per fortuna, in un panorama desolante come quello italiano, i radicali, almeno loro, si occupano di temi concreti: i diritti umani, la gente che sta male in carcere, i diritti dei malati, la qualità dell’informazione di cui le buone statistiche fanno parte.</p>
<p>Ecco le ragioni della mia negligenza nell’aggiornare il blog. In realtà ci sono tante cose che succedono e sulle quali mi piacerebbe scrivere. Dovendo però scegliere per limiti di tempo, preferisco raccontare quello che so e quello che faccio piuttosto che commentare quello che vedo o sento raccontare da altri. Anche perché, in Italia, spesso quello che vedo e sento mi sembra troppo assurdo per essere vero.</p>
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		<title>La verità in Italia? E’ come il gioco dell’oca&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 14:20:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Speroni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Esiste la verità in questo Paese? Molti giornalisti autorevoli ormai ne dubitano. Scrive Ferruccio de Bortoli: “I fatti ormai non sono più separati dalle opinioni, sono al servizio delle opinioni”. E Alberto Statera, recensendo “L’intrigo saudita” ha scritto che questo è un Paese senza più verità. Nel merito della vicenda Eni Petromin  ho risposto a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Esiste la verità in questo Paese? Molti giornalisti autorevoli ormai ne dubitano. <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2009/ottobre/10/critiche_Corriere_Una_risposta_co_9_091010014.shtml">Scrive</a> Ferruccio de Bortoli: “I fatti ormai non sono più separati dalle opinioni, sono al servizio delle opinioni”. E Alberto Statera, recensendo “L’intrigo saudita” ha scritto che questo è un Paese senza più verità.</strong></p>
<p><strong>Nel merito della vicenda Eni Petromin  ho risposto a Statera sul <a href="http://intrigosaudita.wordpress.com/2009/10/08/speroni-risponde-a-statera-sette-verita-e-unipotesi/">sito</a> che accompagna il mio libro e non starò a ripetermi. Ma vorrei aggiungere una riflessione più generale, in cinque punti.<span id="more-250"></span></strong></p>
<p><strong>1)</strong> <strong>La verità oggettiva esiste. </strong>Sembra curioso doverlo affermare, ma rapporti indubbi di causa – effetto esistono nella realtà storica e politica, così come nella fisica, anche se non è sempre facile comprenderli e tanto meno prevederli. Qualcosa ha provocato l’esplosione in volo dell’aereo di Ustica, qualcuno ha messo la bomba alla stazione di Bologna, il bacio tra Andreotti e Riina è vero oppure falso: tertium non datur. Quando le vicende hanno rilevanza giudiziaria, la magistratura cerca appunto la verità, anche se non sempre le conclusioni a cui arriva sono esaustive e convincenti.</p>
<p><strong>2) Quasi mai si sa “tutto” di un avvenimento, ma ciò non deve inficiare la verità che si è raggiunta.</strong> Qui prendo un esempio tratto proprio dal mio libro: credo che sia ampiamente dimostrato che i soldi della tangente Eni Petromin non erano destinati a tornare in Italia e non ci tornarono, ma non sappiamo che uso fecero i sauditi di quanto incassarono. Su questo, per ora si possono solo avanzare ipotesi. Anche se andiamo a vedere gli altri cosiddetti “grandi misteri italiani” troviamo sempre zone d’ombra, aspetti insoluti, come avviene in tutte le vicende complesse. Queste zone d’ombra troppo spesso sono usate come alibi per seminare il dubbio su quello che invece è acclarato; così si torna sempre da capo, come nel gioco dell’oca.</p>
<p><strong>3) Esiste un giornalismo obiettivo nella ricerca della verità? Sì, esiste.</strong> Così come esistono giornalisti di parte, che lavorano per testate che hanno dichiaratamente un obiettivo politico, ci sono nel mondo giornalisti che rispondono soltanto alla propria coscienza. Certo, anch’essi si formano delle opinioni sulle vicende che trattano, ma non selezionano i fatti al servizio di una tesi, come giustamente denuncia De Bortoli. Anche nelle vicende giudiziarie esistono gli avvocati di parte e i giudici: questi ultimi decidono in base ai propri convincimenti, ma ciò non giustifica l’accusa che il loro è un giudizio politico.</p>
<p><strong>4) Tra i giornalisti che hanno la possibilità di essere obiettivi, quanti si sforzano davvero di cercare la verità? </strong>Pochi purtroppo, perché molti si accontentano delle verità degli altri. Prendiamo un esempio banalissimo: la quantità di gente alle manifestazioni a Roma. I giornali si limitano a registrare le affermazioni degli organizzatori e quelle della Questura, che di solito sono pari a un quinto delle prime. Non ci vorrebbe molto sforzo per calcolare, per esempio, quanta gente può stare in Piazza del Popolo o al Circo Massimo e quindi esprimere un giudizio obiettivo. Ma si preferisce non farlo, per quieto vivere. Questo vale anche per la statistica. Troppo spesso si mette sullo stesso piano l’indagine scientifica e l’ultimo sondaggio, senza esporsi a dire che quest’ultimo è tarlocco.</p>
<p><strong>5) Ma la gente, il “popolo”, come è diventato di moda dire, vuole la verità?</strong> Questo è il punto più preoccupante, quello che può rendere pessimisti futuro del Paese anche dopo l’era Berlusconi. Se i giornalisti peccano d’ignavia, ciò è anche dovuto al fatto che non devono rispondere a una domanda di verità da parte dei loro utenti. Mi ha molto colpito il film <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Videocracy_-_Basta_apparire">Videocracy: basta apparire</a>, che (molto meglio del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_caimano">Caimano</a>, a mio giudizio) descrive la realtà del Paese perché dimostra che il male non è lo strapotere dell’Uno, ma la stupidità dei Tanti. Ci dice il Censis che l’80% degli italiani ha nella televisione la sua principale fonte di informazione. Quattro italiani su cinque si abbeverano nei telegiornali a notizie sfuggenti, giocate sul teatrino delle dichiarazioni contrapposte, mai approfondite. Esistono anche i programmi di approfondimento, ma si tratta quasi sempre di talk show, cioè gare a chi urla di più. Forse  dovremmo imparare dai Dogon del Mali, che tengono le loro discussioni politiche nella <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/File:Toguna.jpg">Toguna</a>, una sala così bassa che non si può stare in piedi. Così nessuno può saltar su e gridare. Probabilmente questa popolazione africana riesce a discutere della sostanza delle questioni che  riguardano la vita della loro comunità, anziché limitarsi  ad “apparire”, come avviene nel villaggio globale.</p>
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		<title>L’intrigo saudita&#8230; visto dal Nebraska</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 21:46:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Speroni</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Pubblico questo post dall’aeroporto di Chicago. Domani nelle librerie italiane uscirà il mio libro <em>L’Intrigo saudita</em>, nella collana The Cooper Files. Questa mattina Sergio Rizzo ha anticipato la pubblicazione con un bell’<a href="http://archiviostorico.corriere.it/2009/settembre/16/007_trame_oscure_della_prima_co_9_090916058.shtml" target="_blank">articolo</a> sul <em>Corriere</em>. Lo staff di <a href="http://www.bandalargaeditore.it/" target="_blank">Banda Larga</a>, la società editoriale che gestisce Cooper (oltre ad altre importanti pubblicazioni come <em>Internazionale</em> e <em>East</em>) è impegnato in queste ore nella promozione del libro. Mi aspetto che il mio lavoro serva ad aprire un dibattito che corregga la memoria storica su un episodio clamoroso della storia italiana di trent’anni fa. E io&#8230; che ci faccio in America?<span id="more-219"></span></strong></p>
<p>No, non me ne sono andato per fare l’autore snob alla Moretti che si fa notare di più quando non c’è. Il fatto è che domani a Lincoln, nel Nebraska, cominciano i festeggiamenti per i 50 anni della mia classe. Cinquant’anni da quando andai in America per un anno come foreign exchange student per l’American Field Service. Cinquant’anni dalla graduation cioè dalla maturità alla Lincoln South East High School. I miei compagni di allora “The knights of Southeast”, si ritrovano in questo week end. Sarà una cosa molto diversa dalle nostre malinconiche cene di classe, perché nella scuola americana si possono scegliere curricula diversi, per cui tra corsi e attività extrascolastiche si interagisce con l’intera scuola. Un po’ come all’università da noi. Sarà una festa grande, con molta gente, cerimonie, visite ufficiali, il discorso di uno storico, l’immancabile torneo di golf. Da allora non sono mai ritornato nel Nebraska. E non ho mai avuto occasione di ritornare negli Stati Uniti dopo l’11 settembre. Insomma, questo è un viaggio speciale e meriterà un racconto a parte. Dovevo esserci, anche se non gioco a golf.</p>
<p>Ma torniamo all’<em>Intrigo saudita</em>. I contenuti li potete trovare sul <a href="http://www.intrigosaudita.it" target="_blank">sito</a> dedicato dove si potrà anche consultare l’indice, una cronologia della vicenda e l’elenco dei nomi. Le ragioni che mi hanno indotto a spendere un anno di lavoro per questo libro sono oggettive e soggettive. C’era innanzitutto da fare un’operazione di giustizia. Nel ricordo generale, anche dei giornalisti più attenti, la vicenda Eni Petromin fu una storiaccia di finanziamenti ai partiti attraverso la P2 che voleva mettere le mani sui giornali italiani. Quando ho cominciato a studiare i documenti e a cercare i protagonisti di allora, ero quasi certo che non fosse così (il perché lo spiego più avanti), ma la verità era sepolta in un mare di carte parlamentari e giudiziarie. Spero di aver dato risposte esaurienti: i soldi non erano destinati né ai partiti né alla P2, l’ex presidente dell’Eni Giorgio Mazzanti ha commesso molti errori, come lui stesso ammette nell’intervista che gli ho fatto 30 anni dopo, ma è assolutamente innocente (del resto a suo carico non c’è mai stata non dico una sentenza, ma nemmeno l’inizio di un procedimento giudiziario), la maxitangente aveva altre destinazioni.</p>
<p>Non mi potevo fermare a questo punto. Se si trattò di un falso scandalo, chi armò tutto quel casino per far saltare il contratto? Chi promosse la colossale disinformazione, una campagna da far impallidire gli epigoni di oggi? A questa domanda ho cercato di rispondere nella parte conclusiva del libro e le mie tesi, quando le avevo già scritte, hanno avuto il supporto di un’intervista di Francesco Cossiga realizzata appena prima di andare in stampa.</p>
<p>C’è poi un’altra ragione che mi ha indotto a scrivere questo libro. Nel 1979, quando scoppiò lo scandalo, lavoravo a fianco di Mazzanti come direttore centrale dell’Eni per i rapporti con il governo, il parlamento e la stampa. Rimasi all’Eni sedici mesi, poi fui ben felice di ritornare al giornalismo. In quel periodo avevo maturato convinzioni, ma non certezze. Per esempio, sapevo che Mazzanti non conosceva Gelli al momento della firma del contratto con gli arabi. Ma nel complesso non avevo capito perché era esploso questo enorme scandalo, che fece perdere all’Italia centinaia di miliardi (in lire di allora) e aprì la strada a dieci anni d’involuzione dell’Eni. Per trent’anni mi sono portato dentro la voglia di capire meglio, ma per rispondere dovevo ritagliare molti mesi per dedicarmi esclusivamente a questo libro. Finalmente ho avuto la possibilità di farlo.</p>
<p>Nella narrazione &#8211; come spiego nella Nota introduttiva del libro &#8211; ho cercato per quanto possibile di lavorare su elementi accertati, testimonianze e documenti, utilizzando i ferri del mestiere di cronista della politica e dell’economia che ho esercitato per quarant’anni. Ho isolato in corsivo le mie testimonianze personali in fondo a ciascun capitolo, proprio per non inquinare l’obiettività del racconto, ma semmai per corredarlo con alcuni fatti in più.</p>
<p>Il risultato è una verità complicata. Forse la gente non ama le verità complicate, però si appassiona ai libri di Dan Brown o di Stieg Larsen. <em>L’Intrigo saudita</em> è una storia è tutta vera, ma si legge come un giallo politico.</p>
<p>Insomma&#8230; comprate il mio libro (anche <a href="http://bandashop.it/product.php?id=79&amp;pos=0" target="_blank">on line</a> senza spese di spedizione) e buona lettura. E non mancate di farmi avere i vostri graditi commenti o le vostre graditissime testimonianze su quell’epoca e quella vicenda. La Storia è un puzzle infinito: si può sempre aggiungere qualche tassello.</p>
<p><a href="http://www.intrigosaudita.it" target="_blank">www.intrigosaudita.it</a></p>
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