La comunicazione “oltre il Pil” alla Conferenza di Statistica

Alla Decima Conferenza Nazionale di Statistica che si svolge al Palazzo dei Congressi a Roma il 15 e 16 dicembre si parlerà molto di indicatori del benessere. Con la collaborazione degli studenti dell’Istituto per la Formazione al Giornalismo (Ifg) di Urbino, dove insegno economia e statistica, ho preparato un poster sulla comunicazione “oltre il Pil”.…

Ma perché Cameron vuole misurare la felicità? E come lo farà?

Ma perché Cameron vuole misurare la felicità? E come lo farà?
Prima Nicolas Sarkozy, adesso David Cameron. Come mai in un momento di crisi economica e di tagli di bilancio con pesanti implicazioni sociali i governanti europei stimolano i loro uffici di statistica a misurare il benessere dei cittadini?
C’è chi sospetta che sia un modo di “parlar d’altro”, di suggerire che esistono altri valori oltre al denaro, proprio quando di soldi in giro ce ne sono pochini. Può essere. Ma qualunque governante capace di guardare un po’ avanti sa che gli stili di vita dei paesi più ricchi dovranno cambiare per far fronte alle difficoltà globali, economiche, ambientali e sociali. Proprio in Inghilterra, un anno fa, il capo dei consulenti scientifici del governo annunciò per il 2030 una “tempesta perfetta”. All’epoca a Downing Street c’erano i laburisti, ma la visione dei rischi ai quali andiamo incontro accomuna le diverse parti politiche.
Il problema dell’immediato futuro, dunque, non è solo che sarà difficile mantenere lo stesso potere d’acquisto, ma che dovremo cambiare vita: adattarci a servizi pubblici meno costosi, accettare nuovi modelli di consumo privato, far fronte alle sfide dei paesi emergenti in termini di competitività, definire i parametri per gestire la pressione delle aree più povere del mondo. Insomma, una vera e propria rivoluzione non solo ambientale, ma economica e sociale. Non c’è da stupirsi se prima di addentrarsi in un terreno inesplorato, che richiede alla politica fantasia e coraggio, i governanti più avveduti vogliano capire “che cosa conta davvero” per i loro cittadini.
Ma in concreto che cosa succederà in Inghilterra? Consigliamo la lettura di un ampio articolo del Guardian che fa il punto della situazione, precisando come è ovvio (ma non bisogna mai stancarsi di ripeterlo) che la misura del Prodotto interno lordo non sarà cancellata, ma solo integrata.
Possiamo aggiungere che l’Office for National Statistics inglese, ora ufficialmente investito dell’incarico dal primo ministro, in realtà sta studiando da tempo il problema, come del resto tutti i grandi istituti nazionali, compreso il nostro Istat. Una ricerca pubblicata recentemente dall’Ons esamina il concetto di “benessere soggettivo” (subjective well being) e recensisce le indagini già in corso. Per esempio, in Gran Bretagna nel 2009 si è rilevato che alla classica domanda “Tutto considerato quanto sei soddisfatto della tua vita da zero a dieci” gli inglesi nel 2009 avevano risposto con una media del 7,4, rispetto al 7,3 del 2007. Ricordiamo che l’Istat è uscita da poco con un comunicato con una indicazione di 7,2 per gli italiani, commentato in un mio precedente post.
L’indagine inglese del 2009 è ufficiale, col bollo National Statistics. Che cosa cambia dunque con l’annuncio di Camerun? Certamente ci sarà una maggiore attenzione a questi temi: si parla addirittura di una rilevazione trimestrale, anziché quella attuale ogni due anni. Inoltre il campionamento sarà più esteso, in modo da consentire, oltre a una maggiore attendibilità dei dati, anche disaggregazioni ed analisi delle correlazioni con i diversi fattori che determinano il benessere (età, lavoro, salute, ecc.). Tutto questo porterà a un unico indice complesso al quale i media dedicheranno attenzione, come accade per il Pil? Tra gli statistici questa è ancora materia di discussione. E i giornalisti devono stare attenti prima di scrivere che il Pil sarà sostituito dall’”indice della felicità”. Per spiegarsi con una metafora, affermare che per determinare la salute di una persona non basta misurare la pressione arteriosa non significa che si possa far ricorso a un superindice valido e attendibile che ingloba tutte le misure del corpo e ci dice come stiamo. Sarebbe comodo, ma è molto difficile che funzioni.

http://www.guardian.co.uk/politics/2010/nov/14/david-cameron-wellbeing-inquiry
http://www.statistics.gov.uk/cci/article.asp?ID=2578

Quel “7più” degli italiani: ciò che l’Istat ci dice e quello che manca

La stampa non ha accolto bene l’ultima indagine dell’Istat sulla soddisfazione dei cittadini per le condizioni di vita: poche righe sui giornali maggiori, un po’ più di spazio sul Giornale che comprensibilmente ha colto alcuni spunti per sottolineare che la gente in Italia non sta poi così male, attenzione, soprattutto sul Messaggero, alla polemica delle associazioni dei consumatori che si sono chieste “in quale remoto Paese l’Istat abbia condotto la sua indagine sulla soddisfazione delle famiglie circa la propria condizione economica”.

Eppure la rilevazione conteneva importanti elementi di novità,

I numeri della felicità: riflessioni sul dibattito

In questi mesi ho avuto la soddisfazione di essere invitato a una mezza dozzina di presentazioni e dibattiti stimolati dal mio libro “I numeri della felicità” e ringrazio tutti quelli che se ne sono occupati.

La natura del libro è già stata descritta su questo blog: si tratta del racconto in chiave divulgativa del grande lavoro in corso nel mondo per misurare un benessere che, soprattutto nei Paesi più sviluppati, non può essere testimoniato soltanto dalla misura del prodotto interno lordo (Pil). Come viene recepito questo dibattito nella cultura italiana? Ecco qualche appunto, senza pretesa di organicità.

Vi presento il mio libro “I numeri della felicità”

L’idea è nata dell’ottobre scorso, quando sono stato a Busan, in Corea, a seguire per conto della rivista East, Europe and Asia strategies il grande convegno internazionale dell’Ocse sulla misura del progresso. Ne ho già parlato su questo blog.

Da domani sarà in libreria il mio nuovo libro I numeri della felicità – dal Pil alla misura del benessere. L’editore è Cooper, lo stesso del mio volume dell’anno scorso L’intrigo saudita. Il libro è di 286 pagine e contiene anche classifiche e documenti. Il prezzo è 15 euro e il volume si può acquistare facilmente anche on line.

Lunedì 14 giugno alle 16 presso la biblioteca del Cnel di Viale David Lubin 2 a Roma, il libro sarà presentato in un seminario organizzato dal gruppo di lavoro “Nuovi indicatori macroeconomici” del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro. Avrò il piacere di discuterne con Mario Baldassarri, Emma Bonino, Enrico Cisnetto, Enrico Giovannini, mentre il moderatore sarà Gabriele Olini. L’incontro è aperto e ne abbiamo dato notizia anche nelle università.

Teniamoci il Pil, ma ricordiamoci che non basta…

Il dibattito sul cosiddetto “superamento del Pil” rischia di cadere nelle trappole dei preconcetti culturali ed ideologici. Da una parte i gruppi anticapitalisti che vedono l’origine dei mali della società moderna nella misura del progresso basata sul prodotto interno lordo; dall’altra i cultori di economia e gli operatori che faticano ad immaginarsi parametri più adeguati per il ventunesimo secolo.

Non sfugge a questi rischi il commento di Alberto Alesina: “Aridatece il vecchio Pil, tanti difetti, ma utilissimo”, pubblicato dal Sole 24 Ore del 15 dicembre. Alesina insegna ad Harvard, è un economista di grande prestigio, autore di proposte coraggiose e innovative per riformare la società italiana, ma in questo caso, a mio avviso, si è fatto prendere la mano da un certo schematismo.

L’intrigo, la felicità, i radicali: riassunto di due mesi di silenzio

Non sono stato diligente. E’ da ottobre che non scrivo nulla su questo blog. Tranquillo, direte voi, hai ben pochi lettori; non ci sono frotte di fan in ansia che aspettano un tuo post come se fosse il nuovo Henry Potter o l’ultima trovata di Dan Brown. Ma com’è ben spiegato nel delizioso film Julie e Julia, un blog è innanzitutto un impegno con se stessi. Predichi nel deserto, ma magari un giorno scopri che c’è chi ti ascolta e magari interagisce con te.

Anche se i miei temi non sono così succulenti come le ricette della cucina francese descritte nel blog di Julie, per me sono stati due mesi intensi e interessanti, soprattutto su due fronti: il mio libro l’Intrigo saudita; le attività connesse ai nuovi indici per superare l’attuale Pil, Prodotto interno lordo.

Cari compagni americani, vi scrivo questa lettera…

Ritornare dopo 50 anni. La mia non è la storia dell’emigrante che torna da pensionato al suo paesello, ma al contrario quella di un adolescente che va con una borsa di studio per un anno a Lincoln, nelle grandi pianure americane, e ci ritorna da anziano, avendo scoperto grazie a Facebook che i suoi compagni di allora hanno organizzato una “50 years celebration”. E’ stata una settimana molto bella, per il calore con cui sono stato accolto, ma anche molto stimolante, perché mi ha fatto riflettere sull’America più profonda e sulle differenze rispetto a noi europei. Ho raccolto queste impressioni in una lettera ai miei compagni, pubblicata integralmente sul mio blog inglese.

Sono stato spesso negli Stati Uniti per lavoro o per turismo, ma questa esperienza è stata diversa. Il Nebraska è esattamente al centro degli Stati Uniti. Da queste praterie passavano le carovane dei pionieri prima che la ferrovia facilitasse il viaggio alla costa occidentale. Non si fermavano, i pionieri, perché le grandi pianure erano considerate, a torto, poco fertili. E ancor oggi pochi stranieri visitano il Nebraska. E’ la terra del granoturco e del bestiame, di gente sorridente e aperta, con valori semplici e condivisi. Questo è il cuore dell’America, diverso da New York e da Washington, ma anche dalla California o dal Colorado: un mondo conservatore, ricco di valori profondi, con una religiosità viva e sincera. Un mondo molto lontano dal nostro.

La felicità in tempi di crisi: ricetta danese e riflessione coreana

La Danimarca è davvero il Paese più felice del mondo? Così dicono quasi tutte le indagini degli ultimi anni sul benessere individuale, anche se condotte con metodologie diverse. Ma che cosa è la felicità? Come si misura? Le misurazioni sono comparabili tra Paesi dove magari i concetti stessi di felicità e benessere assumono valori differenti nelle lingue e nelle culture locali?

Confinato per anni nel dibattito tra esperti, il tema della misura del cosiddetto “benessere percepito” è diventato centrale per statistici ed economisti e lo sarà sempre più per i leader politici del 21° secolo. La crisi economica ne ha già oggi accentuato l’importanza. Si coglie meglio il fatto che ci sono altri valori oltre la crescita dei beni e servizi prodotti: la distribuzione della ricchezza, la solidarietà, la serenità sul futuro proprio, dei propri cari e dell’ambiente che ci circonda. La crisi, insomma, può essere il momento giusto per chiedersi che cosa conta veramente, come lo si misura, come si controllano i risultati dell’azione pubblica verso gli obiettivi comuni.

Di felicità e benessere si è discusso per cinque giorni, dal 19 al 23 luglio, nel corso della nona Isqols conference, il congresso di tutti i ricercatori che si occupano di “quality of life”. Il tema, come abbiamo detto, sarà anche al centro del World Forum promosso dall’Ocse su “Statistics, knowledge and policy” che si svolgerà a Busan, in Corea, dal 27 al 30 ottobre. La riunione, terza della  serie  dopo i Forum di Palermo nel 1974 e Istanbul nel 1977 (si veda il mio articolo su East n.  17), radunerà 1500 partecipanti di 130 Paesi e certamente offrirà nuovi spunti di riflessione sulla misura del progresso delle collettività umane. L’attenzione internazionale a questi temi è stata fortemente stimolata da Enrico Giovannini, il “chief statistician” dell’Ocse diventato ora presidente dell’Istat.