<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Donato Speroni &#187; Amarcord</title>
	<atom:link href="http://www.donatosperoni.it/category/amarcord/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.donatosperoni.it</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Wed, 01 Feb 2012 21:05:38 +0000</lastBuildDate>
	<language>it</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3</generator>
		<item>
		<title>Gaspari al Mezzogiorno: un ottimo ministro in anni difficili</title>
		<link>http://www.donatosperoni.it/2011/07/20/gaspari-al-mezzogiorno-un-ottimo-ministro-in-anni-difficili/</link>
		<comments>http://www.donatosperoni.it/2011/07/20/gaspari-al-mezzogiorno-un-ottimo-ministro-in-anni-difficili/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 20 Jul 2011 15:43:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Speroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amarcord]]></category>
		<category><![CDATA[Persone]]></category>
		<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Gaspari]]></category>
		<category><![CDATA[Mezzogiorno]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.donatosperoni.it/?p=646</guid>
		<description><![CDATA[Riprendo a scrivere sul mio sito personale, che ho trascurato in questi mesi per dedicarmi a Numerus, il blog su Corriere.it, perché voglio dire la mia su Remo Gaspari, il politico democristiano scomparso ieri a Gissi, il suo paese natale. Non è stato solo in grande protettore del suo Abruzzo, un tipico potente della Dc [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Riprendo a scrivere sul mio sito personale, che ho trascurato in questi mesi per dedicarmi a <a href="http://numerus.corriere.it/">Numerus</a>, il blog su Corriere.it, perché voglio dire la mia su Remo Gaspari, il politico democristiano scomparso ieri a Gissi, il suo paese natale. Non è stato solo in grande protettore del suo Abruzzo, un tipico potente della Dc dorotea che dominava la Prima repubblica. E’ stato anche, per come l’ho conosciuto, un ottimo ministro.</strong></p>
<p><strong>Nell’aprile del 1988, quando divenne ministro del Mezzogiorno, dirigevo Capitale Sud, un settimanale del gruppo Class dedicato appunto all’economia del Mezzogiorno. Ero molto prevenuto e dovetti ricredermi. Era un periodo di grandi speranze e di tanti soldi per il cosiddetto “intervento straordinario”. Due leggi, la legge 44 e la 64 del 1986, avevano annunciato una pioggia di miliardi sul Sud. La 44 per finanziare l’imprenditorialità giovanile, la 64 per una serie di cosiddette “azioni organiche” nelle quali c’era dentro di tutto, dall’informatizzazione della Calabria alle più disparate opere pubbliche.</strong></p>
<p><span id="more-646"></span></p>
<p>In una confusa situazione istituzionale, la gestione dei fondi della 64 era contesa tra due diversi enti: da un lato il Dipartimento per il Mezzogiorno, guidato dal socialista Antonio da Empoli, un economista che si sforzava di dare un senso a una legge così complicata e pericolosa. Dall’altro l’Agenzia per la promozione dello sviluppo nel Mezzogiorno, succeduta alla vecchia Cassa, una colossale struttura guidata dal consigliere di Stato democristiano Giovanni Torregrossa. Quest’ultimo, personaggio brillante e assai potente nella Prima Repubblica, mal sopportava che l’ideazione degli interventi fosse affidata al Dipartimento mentre alla sua Agenzia spettavano compiti esecutivi; cominciò ben presto ad attaccare il Dipartimento.</p>
<p>Il ministro Gaspari però rimase fermo nel far rispettare la legge e non ebbe esitazioni ad appoggiare Da Empoli, al quale riconfermò i compiti di programmazione. Perché “Zio Remo” era così: clientelare senza dubbio quando si trattava del suo Abruzzo, ma anche molto attento al rispetto della legge e ai risultati complessivi, senza limitarsi agli annunci, come fanno quasi tutti i politici.</p>
<p>A un certo punto nella vita del giornale decidemmo che non bastava fare inchieste giornalistiche, bisognava andare più a fondo, per esempio verificando sul campo gli effetti dei tanti finanziamenti erogati alle imprese giovanili, attraverso la legge 44/86, ma anche numerose leggi regionali. Creammo una società di ricerca, la CentoSud, affidata operativamente a Paola De Benedetti Bonaiuto, ed insieme alla Gepi gestimmo il primo monitoraggio in questo settore. Iniziammo la ricerca piuttosto prevenuti, convinti che gran parte di quelle imprese fossero finte. Dovetti ricredermi: grazie al buon lavoro del presidente del Comitato che gestiva la legge 44, Carlo Borgomeo, le imprese giovanili finanziate con la legge nazionale esistevano ed avevano buone possibilità di riuscita: un risultato confermato anche dalle successive verifiche qualche anno dopo. Invece quelle delle leggi regionali erano quasi tutte irrecuperabili, anche nell’Abruzzo dello “Zio Remo”. Quando portai questi risultati a Gaspari (il Ministero finanziava la ricerca) il  ministro mi invitò a organizzare immediatamente una conferenza stampa riferendo tutti i risultati.</p>
<p>Col successivo governo, nell’aprile 1991, il Mezzogiorno passò a Riccardo Misasi e potei constatare la differenza tra due stili di conduzione democristiana: preciso e attento ai minimi particolari quello di Gaspari; interessato solo ai grandi disegni politici, ma ben poco alla buona gestione, quello di Misasi, che arrivava al ministero alle nove di sera e praticamente non aveva rapporti con la struttura.</p>
<p>Fui anche coinvolto nella presentazione di un libro sulla esperienza di Gaspari al Mezzogiorno: un evento al quale parteciparono Luciano Barca, Vincenzo Scotti e altri politici che avevano per “Zio Remo” affetto e stima. Doveva svolgersi a Roma, alla Camera, ma a un certo punto Gaspari mi telefonò: “Senti, quella presentazione ho pensato che è meglio se la facciamo a Gissi&#8230;”. Era fatto così.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.donatosperoni.it/2011/07/20/gaspari-al-mezzogiorno-un-ottimo-ministro-in-anni-difficili/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Miscellanea d’estate: barche, libri, viaggi, servizi, disservizi&#8230;</title>
		<link>http://www.donatosperoni.it/2010/09/28/miscellanea-d%e2%80%99estate-barche-libri-viaggi-servizi-disservizi/</link>
		<comments>http://www.donatosperoni.it/2010/09/28/miscellanea-d%e2%80%99estate-barche-libri-viaggi-servizi-disservizi/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 28 Sep 2010 11:03:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Speroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amarcord]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Nautica]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Nebraska]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.donatosperoni.it/?p=395</guid>
		<description><![CDATA[E’ stata un’estate bella e movimentata, vissuta tra l’Egeo (dove è ancora la mia barca), la Toscana e vari giri per rispondere a inviti di presentazione del mio libro “I numeri della felicità”. Tra i ricordi più belli, la riscoperta di un pezzo d’Italia, dalle Isole Borromee sul lago Maggiore alla Villa Adriana di Tivoli, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>E’ stata un’estate bella e movimentata, vissuta tra l’Egeo (dove è ancora la mia barca), la Toscana e vari giri per rispondere a inviti di presentazione del mio libro “<a href="http://www.donatosperoni.it/2010/06/06/vi-presento-il-mio-libro-%E2%80%9Ci-numeri-della-felicita%E2%80%9D/">I numeri della felicità</a>”. Tra i ricordi più belli, la riscoperta di un pezzo d’Italia, dalle Isole Borromee sul lago Maggiore alla Villa Adriana di Tivoli, alla guida per dieci giorni di un gruppo di 19 persone tra miei compagni di scuola americani di 50 anni fa e relative mogli o mariti: vi assicuro che entrare a Roma con una carovana di tre pulmini Ducato e scaricare comitiva e bagagli nei pressi di Via Veneto senza perdere né un mezzo, né un americano, né una valigia è impresa non facile. Ma alla fine tutti si sono reimbarcati per gli Usa soddisfatti di aver scoperto un’Italia diversa da quella che conoscevano.<span id="more-395"></span></strong></p>
<p>Le mie avventure in barca sono raccontate in fretta: la Turchia, dove sono arrivato in dieci anni di navigazione estiva partendo da Livorno e passando per Croazia, Montenegro, Grecia, è bella ma scomoda, anche perché la distanza rende più difficili tutti gli interventi di manutenzione. Inoltre ho commesso un errore di valutazione, pianificando il ritorno attraverso l’Egeo in piena stagione di meltemi, il vento che soffia forte d’estate prevalentemente da nordovest. Pensavo che fosse un vento termico che di notte si calmava, invece ho scoperto che il mare rimane molto mosso: si prospettava una navigazione di bolina lunga, scomoda e lenta, con una barca non perfettamente a posto e così ho preferito lasciare la costa turca, ma rimettere in cantiere la barca a Kos, nel Dodecaneso. Ci sono rimasto male, tanto da scrivere un post nel quale preannunciavo la vendita della mia amata Phileas. Poi mi sono rappacificato col mare grazie ad alcuni giorni bellissimi trascorsi con Joan all’Elba su <a href="http://www.youtube.com/watch?v=-8qc-pF4aXU">Ninive</a>, la barca di Eric, un navigatore vero, che ha attraversato più volte l’Atlantico. Insomma, nella prossima primavera, insciallah, riporterò la barca in Adriatico, poi si vedrà&#8230;</p>
<p>Sulle presentazioni del libro, da Cortina d’Ampezzo a Favignana nelle Egadi, ritornerò, anche perché quattro mesi di dibattiti sul “superamento del Pil” si prestano a molte riflessioni che credo interessanti. Qui però vorrei esporre alcune considerazioni al termine dei miei dieci giorni come “capocarovana” di un gruppo di “Nebraskans”: i mei compagni di scuola americani, tra quelli che nel 2009 avevo reincontrato alla festa dopo 50 anni dalla nostra “graduation” a Lincoln South East High School (sono stato exchange student per un anno), invitandoli a condividere con me un viaggio in Italia. Si trattava di un gruppo abbastanza eterogeneo, come è lecito aspettarsi assemblando compagni di scuola che hanno avuto vite diverse: alcuni faticavano a distinguere l’Impero romano dal Rinascimento, altri invece avevano una conoscenza dell’arte italiana certamente superiore alla mia. Ma ecco un po’ di miscellanea.</p>
<p><strong>In banca. </strong>“Lei è persona politicamente esposta?” Quando mi sono sentito rivolgere questa domanda ho avuto un moto di ribellione: forse sì, nel senso che sono iscritto al partito radicale e ho firmato per l’uninominale, ma che gliene deve importare al cassiere della mia banca per darmi dei soldi? Non mi ero reso conto che il regime fosse arrivato a questo punto&#8230;</p>
<p>Poi in realtà ho capito che il cortese cassiere si limitava ad applicare il decreto legislativo 21 novembre 2007 n. 231 in materia di riciclaggio, in esecuzione di una <a href="http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:32006L0070:IT:NOT">direttiva</a> della Commissione europea. Il mio gruppo di americani mi aveva fatto un bonifico unico in dollari per ridurre le spese di trasferimento finanziario internazionale. Per restituirli in euro avevo chiesto alla mia banca una somma in contanti superiore ai 5mila euro, così il cassiere mi aveva doverosamente chiesto se ero o ero stato capo di Governo, parlamentare, ambasciatore o loro familiare: l’elenco completo corrispondente alla definizione di “Ppe” è nei testi normativi. Insomma una legge opportuna, che va nella direzione della trasparenza, come l’anagrafe degli eletti sostenuta dai radicali, ma che usa una terminologia fuorviante.</p>
<p><strong>In treno. </strong>E’ mai possibile che ci siano ancora treni che forniscono indicazioni automatiche sbagliate? Accade sulla linea Viterbo Roma, dove le scritte luminose segnalano la stazione già passata anziché la prossima fermata. Ricordo che mesi fa segnalai il disservizio a Innocenzo Cipolletta, che con me è socio del <a href="http://www.clubeconomia.it/">Club dell’Economia</a> e che all’epoca era presidente delle Ferrovie dello stato. Enzo si mise le mani nei capelli e certamente avrà provato a intervenire. Ma non è cambiato nulla.</p>
<p><strong>All’autonoleggio. </strong>Sarà perché per essere competitivi devono comprimere i costi di personale, ma noto una certa tendenza alla sciatteria nei servizi forniti ai turisti. Maggiore è certamente una delle migliori compagnie di autonoleggio in Italia, ma dei tre pulmini forniti (ed evidentemente non controllati adeguatamente) uno non si chiudeva a chiave. A Pisa finalmente ce l’hanno cambiato, ma nei primi giorni abbiamo dovuto organizzato turni di guardia al bagaglio&#8230; E non è tutto. Avendo concordato di riportare i Ducato alla stazione Termini ho scoperto che: 1) l’indirizzo indicato a Via Marsala non era assolutamente visibile e mancava qualsiasi indicazione esterna; 2) il termine di consegna era fissato entro le 22.59, ma già dieci minuti prima non c’era più nessuno allo sportello, con un cartello che invitava a riconsegnare i mezzi in garage; 3) Il suddetto garage era troppo basso per ricevere il suddetto Ducato. Sono ritornato a casa e ho restituito il mezzo il giorno dopo, ma mi chiedo che cosa avrei fatto se avessi dovuto partire quella notte.</p>
<p><strong>In taxi. </strong>In genere i miei amici americani, quando hanno girato da soli, hanno trovato persone gentili e disponibili ad aiutarli. Anche le guide, per esempio quelle dei “walking tours” che hanno deciso di fare attraverso la città, erano preparate ed affabili. Non così (alcuni) tassisti romani che vedono tuttora il turista americano (o giapponese) come un pollo da spennare. Un tassista ha fatto pagare 135 euro il trasporto dal centro a Fiumicino per tre persone, quando la tariffa è invece di 45 euro fino a tre persone. Il record è stato quello di un tassista che, all’uscita dei Musei vaticani, richiesto di andare a Via Veneto, si è rifiutato di attivare il tassametro. Alle insistenze dei miei amici ha risposto invitandoli a scendere. Purtroppo non hanno preso il numero&#8230;</p>
<p><strong>Gli zingari. </strong>Per fortuna nel centro di Roma non si vedono più le bande di zingarelle impunite e impunibili che circondavano i turisti per derubarli, ma una scena analoga si è svolta sul treno da Fiumicino a Trastevere: è salito un gruppo di gitani e si sono infilati tra noi e il nostro bagaglio. Per fortuna qualche passeggero aveva appiccicato ai vetri dei biglietti di avvertimento, così ho messo da parte la cortesia e con qualche urlo e spintone mi sono riavvicinato alle nostre valigie. Però contro i tassisti imbroglioni e gli altri rischi di Roma un po’ più di informazione non guasterebbe.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.donatosperoni.it/2010/09/28/miscellanea-d%e2%80%99estate-barche-libri-viaggi-servizi-disservizi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Riscoprire Sylos Labini, socialista liberale</title>
		<link>http://www.donatosperoni.it/2010/03/16/riscoprire-sylos-labini-socialista-liberale/</link>
		<comments>http://www.donatosperoni.it/2010/03/16/riscoprire-sylos-labini-socialista-liberale/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 22:40:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Speroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amarcord]]></category>
		<category><![CDATA[Economia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Economisti]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Sylos Labini]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.donatosperoni.it/?p=311</guid>
		<description><![CDATA[“Forse tra cinquant’anni, quando sarò appollaiato su una nuvoletta, mi daranno ragione. Ma per adesso vengo ritenuto un anomalo, un eterodosso”. Diceva così l’economista Paolo Sylos Labini nel libro intervista al giornalista di Repubblica Roberto Petrini. Dall’uscita del testo (Un paese a civiltà limitata, Laterza) sono passati nove anni, e da cinque Sylos se n’è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>“Forse tra cinquant’anni, quando sarò appollaiato su una nuvoletta, mi daranno ragione. Ma per adesso vengo ritenuto un anomalo, un eterodosso”. Diceva così l’economista Paolo Sylos Labini nel libro intervista al giornalista di Repubblica Roberto Petrini. Dall’uscita del testo (<a href="http://www.laterza.it/schedalibro.asp?isbn=9788842064725">Un paese a civiltà limitata</a>, Laterza) sono passati nove anni, e da cinque Sylos se n’è andato sulla nuvoletta, ma già oggi, senza aspettare mezzo secolo, la sua impronta è forte, il rimpianto vivissimo. Si è visto lunedì 15 marzo al <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/03/15/marcore-diventa-sylos-labini-un-censore-dei.html">Piccolo Eliseo di Roma</a>, alla lettura scenica dell’intervista fatta da Neri Marcorè. Ingresso libero, lunghe code di gente tanto che molti non sono riusciti a entrare, prolungati applausi che non andavano soltanto al bravissimo Marcorè e all’allestimento di Cristina Comencini, ma innanzitutto a lui, l’uomo di sinistra che non ha mai creduto in Marx, che per primo ha avuto il coraggio di segnalare il declino anche numerico della classe operaia in Italia, a costo di farsi bollare come “economista borghese”.<span id="more-311"></span></strong></p>
<p>Per molti è stato un grande maestro, anche per me. L’ho incontrato più volte per interviste e colloqui. Ne intuivo il coraggio intellettuale, la lucidità, l’intelligenza vigile che non l’ha mai abbandonato: fino all’ultimo si è battuto contro il degrado del Paese incarnato dal berlusconismo, ma anche per stimolare a sinistra quella revisione critica che gli ex comunisti hanno sempre disinvoltamente eluso. Lo appassionavano le nuove battaglie. Quando fondai una rivista che si occupava di economia del Mezzogiorno mi diede qualche consiglio e mi disse “Collaborerei volentieri, se non mi fosse caduta addosso questa malattia&#8230;” Quale malattia, professore? “La vecchiaia!”, mi rispose lui, classe 1920, ridendo con i suoi occhi vispi.</p>
<p>Eppure, solo ieri sera posso dire di aver capito fino in fondo l’importanza della sua lezione. L’intervista/spettacolo ha ripercorso la sua storia: da ragazzo innamorato delle tecnologie che vuole fare ingegneria ma non può permetterselo perché il padre, liberale antifascista, ha perso il lavoro e gli chiede di ripiegare sulla più breve laurea in giurisprudenza, poi la specializzazione economica negli Uniti, a contatto con Gaetano Salvemini e Joseph Schumpeter. Tornato in Italia, Sylos conosce Ernesto Rossi e si avvicina al nobile filone del liberalismo di sinistra del <em>Mondo</em>. Ma anziché assumere come altri un atteggiamento elitario, si butta nel dibattito di sinistra a fianco di altri economisti come Giorgio Fuà, si confronta con la Cgil e il Pci, vive da vicino l’esperienza della programmazione economica con Ugo la Malfa e Giorgio Ruffolo.</p>
<p>Il suo successo come giovane e brillante economista provoca le gelosie dei baroni che tardano a concedergli un riconoscimento accademico fino a quando, nel 1962, gli viene finalmente assegnata la cattedra di Economia Politica alla Sapienza di Roma. I suoi studi hanno valore internazionale, come gli riconosce il premio Nobel Paul Samuelson in un messaggio per i suoi 75 anni: “Gli economisti di tutto il mondo ti ammirano&#8230;”.</p>
<p>I suoi messaggi non li mandava a dire: nel 1974 si dimise dal Comitato tecnico scientifico del Ministero del Bilancio perché il Ministro Andreotti aveva nominato sottosegretario Salvo Lima, plurindagato per mafia. Protestò anche con il presidente del consiglio Aldo Moro. “Lima è troppo forte e pericoloso”, gli rispose Moro, che sapeva scivolar via dai problemi. Contro il berlusconismo Sylos fu altrettanto duro, anche se negli ultimi anni confessava il suo sconforto per l’involuzione italiana. Amante del jazz, descriveva l’Italia degli anni Duemila come un brano di Duke Ellington: “Blue Indigo”, due colori, il blu e l’indaco, che segnalano insieme tristezza e passione.</p>
<p>Le sue battaglie più appassionate di “socialista liberale” Sylos le combattè sul fronte delle idee. Considerava Nicolò Machiavelli, Karl Marx e Benedetto Croce responsabili a vario titolo dei mali italiani. Marx, che oltre a tutto era un uomo privo di principi morali (cosa difficile da accettare per uomo di valori intemerati come Sylos) aveva provocato nella sinistra italiana “danni tremendi”. Ci sarebbe voluta un’autocritica, che il machiavellismo imperante impedì ai comunisti e agli ex comunisti. Sul fronte opposto, i danni li aveva fatti Croce che, sulle orme di Vico, aveva creato una filosofia che era in realtà “la fabbrica del fumo”: filofesserie, come diceva Salvemini.</p>
<p>Insomma, Paolo Sylos Labini era un uomo scomodo per tutti. Ci manca.</p>
<p><em>dal blog www.donatosperoni.it</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.donatosperoni.it/2010/03/16/riscoprire-sylos-labini-socialista-liberale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I miei auguri di San Valentino</title>
		<link>http://www.donatosperoni.it/2010/02/15/i-miei-auguri-di-san-valentino/</link>
		<comments>http://www.donatosperoni.it/2010/02/15/i-miei-auguri-di-san-valentino/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 05:22:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Speroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amarcord]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[Media]]></category>
		<category><![CDATA["Falsi amici"]]></category>
		<category><![CDATA[Charlie Brown]]></category>
		<category><![CDATA[San Valentino. Nebraska]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.donatosperoni.it/?p=305</guid>
		<description><![CDATA[In questo video Charlie Brown è molto triste per non aver ricevuto neanche un biglietto di auguri per San Valentino. Com’è possibile? Quante fidanzate pretende di avere quel ragazzino con la testa rotonda? E che dire di Linus con i cioccolatini a forma di cuore per la maestra? Shultz immagina forse che sia stato irretito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>In questo <a href="http://www.youtube.com/watch?v=5vQ6cGpiong">video</a> Charlie Brown è molto triste per non aver ricevuto neanche un biglietto di auguri per San Valentino. Com’è possibile? Quante fidanzate pretende di avere quel ragazzino con la testa rotonda? E che dire di Linus con i cioccolatini a forma di cuore per la maestra? Shultz immagina forse che sia stato irretito da una insegnante pedofila? Tranquilli. in realtà il Valentine Day in America è qualcosa di diverso dalla Festa di San Valentino in Italia. Per rendersene conto basta guardare wikipedia in inglese e in italiano.<span id="more-305"></span></strong></p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/San_Valentino_%28festa%29"><strong>Italiano</strong></a>: <em>La festa di San Valentino è una ricorrenza dedicata agli innamorati e celebrata in gran parte del mondo il 14 febbraio. </em>Insomma, una definizione che fa subito pensare ai <a href="http://images.google.com/images?q=fidanzatini+di+Peynet&amp;oe=utf-http://www.youtube.com/watch?v=5vQ6cGpiong">fidanzatini di Peynet</a>.</p>
<p><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Valentine%27s_Day"><strong>Inglese</strong></a>: <em>Saint Valentine&#8217;s Day (commonly shortened to Valentine&#8217;s Day) is an annual holiday held on February 14 celebrating love and affection between intimate companions.</em> Credo che non ci sia bisogno di tradurre. E che cosa significa “intimate companions”? Sempre da Wikipedia inglese: <em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Intimate_relationship">An intimate relationship</a> is a particularly close interpersonal relationship. It is a relationship in which the participants know or trust one another very well or are confidants of one another, or a relationship in which there is physical or emotional intimacy.</em> Insomma, basta fidarsi l’uno dell’altra, sapersi confidare, in una parole essere davvero amici per meritare un Valentino. Non c&#8217;è bisogno della conoscenza biblica.</p>
<p>Sarà per quel pezzo di adolescenza che ho trascorso nel <a href="http://www.donatosperoni.it/2009/09/24/cari-compagni-americani-vi-scrivo-questa-lettera/">Nebraska</a>, ma sono affezionato alla definizione americana.</p>
<p>Buon Valentine day a tutte le persone a cui voglio bene.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.donatosperoni.it/2010/02/15/i-miei-auguri-di-san-valentino/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Addio Gigi, fratello e maestro</title>
		<link>http://www.donatosperoni.it/2010/01/19/addio-gigi-fratello-e-maestro/</link>
		<comments>http://www.donatosperoni.it/2010/01/19/addio-gigi-fratello-e-maestro/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 10:36:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Speroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amarcord]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Media]]></category>
		<category><![CDATA[Gigi Speroni]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Speroni]]></category>
		<category><![CDATA[Mirella Speroni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.donatosperoni.it/?p=298</guid>
		<description><![CDATA[I funerali di mio fratello si sono svolti ieri mattina nella chiesetta di Ghirla, in una giornata di sole, resa ancor più luminosa dalla neve sulle montagne che circondano la Valganna. Gigi stava poco bene da qualche mese, ma nessuno aveva diagnosticato la gravità del male che in pochi giorni ha segnato la fine della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>I funerali di mio <a href="http://www.gigisperoni.it">fratello</a> si sono svolti ieri mattina nella chiesetta di Ghirla, in una giornata di sole, resa ancor più luminosa dalla neve sulle montagne che circondano la Valganna. Gigi stava poco bene da qualche mese, ma nessuno aveva diagnosticato la gravità del male che in pochi giorni ha segnato la fine della sua vita: è stato ricoverato all’ospedale di Luino il 5, è morto il 15.</strong></p>
<p><strong>Dei tanti tributi che gli sono stati resi, mi piace ricordare l<a href="http://archiviostorico.corriere.it/2010/gennaio/17/Gigi_Speroni_giornalista_sempre_gentiluomo_co_9_100117071.shtml">’articolo</a> di Dario Fertilio sul <em>Corriere</em>, ma anche il lancio della <em>Adnkronos</em> che titolando “E’ morto Gigi Speroni, grande divulgatore della nostra storia” ha dato l’ impronta a quasi tutti i commenti comparsi sul web. I necrologi delle autorità milanesi hanno ricordato il suo ruolo di cittadino benemerito di Milano.</strong></p>
<p><strong>Nella cerimonia, dopo il parroco di Ghirla (il quale ha ricordato che Gigi, tra i suoi libri, ha scritto anche <a href="http://www.gigisperoni.it/libri/Le_voci_di_Dio.php"><em>Le voci di Dio</em></a>, raccogliendo cento prediche dei padri gesuiti) abbiamo parlato in due: prima io, poi suo figlio <a href="http://www.donatosperoni.it/wp-content/uploads/2010/01/ricordopapà.doc">Matteo</a> con poche commoventi parole. Ecco quello che mi sono sentito di dire.<span id="more-298"></span></strong></p>
<p><em>Gigi avrebbe compiuto oggi 81 anni. Ci separavano tredici anni e una storia personale in parte diversa. Lui era cresciuto negli anni duri della guerra e dell’immediato dopoguerra: un ragazzo con una gran voglia di scrivere, in una fase storica in cui trovare lavoro era molto difficile..</em></p>
<p><em>Ricordo ancora le fatiche del suo primo lavoro, con La Notte di Nino Nutrizio. All’epoca tra Milano e Roma si viaggiava in vagone letto. E Gigi al mattino alle sette e la sera alla partenza dei treni era alla Centrale per compilare la rubrica “Chi parte e chi arriva”. Un lavoro modesto ma non facile.</em></p>
<p><em>Poi Gigi ha fatto carriera, alla Domenica del Corriere, al Corriere stesso, nelle televisioni del gruppo Rizzoli. Si divertiva a chiamarmi “il mio fratello serio”, perché lui si occupava prevalentemente di spettacolo mentre io scrivevo di economia e politica, ma in realtà la serietà era nel suo modo onesto di raccontare quello che vedeva, senza pregiudizi.</em></p>
<p><em>Non ci vedevamo molto, io quasi sempre a Roma, lui radicato a Milano. E quando a Milano andavo a trovare lui e Mirella parlavamo di giornali e di politica. Col tempo avevamo smesso di fare quelle discussioni politiche che preoccupavano nostro padre; le nostre idee si erano molto avvicinate. Parlavamo molto del mondo dei media. Una passione che ha unito anche Mirella, che tra l’altro è stata titolare per Radio Montecarlo di una rubrica quotidiana di posta con gli ascoltatori, </em><a href="http://www.gigisperoni.it/biografia/Il_cuore_ha_sempre_ragione.php">Il cuore ha sempre ragione?</a><em>, che superò le duemila puntate consecutive. Era una rubrica molto coraggiosa per i tempi. Ricordo che raccontai a Gigi che quando comprai la mia casa in Toscana, dove negli anni ’70 si ascoltava molto radio Montecarlo, la trasmissione era così popolare che fui immediatamente etichettato come “il cognato di Mirella Speroni”. Gigi era orgoglioso di quello che faceva sua moglie. Così come era orgoglioso del lavoro di suo figlio Matteo, giornalista del Corriere e anche lui – lo posso dire con certezza &#8211; scrittore di talento.</em></p>
<p><em>Gli anni della pensione, Gigi li ha messo a frutto scrivendo libri storici, che hanno ottenuto molti riconoscimenti. Ma ha scritto anche qualche romanzo; ne ricordo uno, profetico:</em><a href="http://www.gigisperoni.it/libri/La_notte_del_Duemila.php"> La notte del duemila</a><em>, che anticipava il dramma dei grandi contrasti tra nord e sud del mondo. Nei mesi scorsi mi diceva che aveva un’idea nuova. Non ne voleva parlare per scaramanzia, non ha fatto in tempo a realizzarla.</em></p>
<p><em>Mi rendo conto che sto parlando di Gigi giornalista più che di Gigi fratello, ma il giornalismo dà un imprinting che non si cancella. Matteo mi ha raccontato che pochi giorni fa, in un momento in cui la malattia cominciava a fargli perdere lucidità, aveva detto a Mirella: “Devo scrivere l’articolo&#8230;” Anch’io spesso di notte sogno di dover scrivere un articolo o chiudere il giornale.</em></p>
<p><em>L’umanità di Gigi si è vista pienamente nei sei anni di lavoro come direttore dell’Istituto Carlo De Martino per la Formazione al Giornalismo, dal 1999 al 2005. Gli piaceva lavorare con i giovani, consigliarli anche fuori dalle ore di lezione, usare la sua vastissima rete di relazioni per mettere a loro disposizione i migliori docenti. E i giovani (molti di loro sono adesso nei giornali, anche con posizione di responsabilità) hanno ricambiato con gratitudine questo suo impegno. Anche per questo suo lavoro, nel 2004 gli fu attribuito </em><a href="http://www.gigisperoni.it/biografia/Ambrogino.php">l’Ambrogino d’Oro</a><em> di benemeranza civica, il più prestigioso riconoscimento del Comune di Milano. Gigi ne fu molto orgoglioso, perché sentiva che rispecchiava l’ amore per la città dove aveva vissuto la sua vita professionale.</em></p>
<p><em>E’ stata una vita bella e piena, quella di Gigi, e mi sembrava che meritasse di essere raccontata. Qualche mese fa gli chiesi perché anziché cercare soggetti storici più lontani, non scriveva la sua storia personale: i tanti personaggi conosciuti (un ricordo tra i molti: le battaglie combattute al fianco di Enzo Tortora, ingiustamente accusato di camorra) gli aneddoti, le vicende dei giornali e delle prime televisioni private, che Gigi visse in prima persona. Ma lui aveva scrollato le spalle: “a chi vuoi che interessi&#8230; e poi dovrei dir male di qualche amico&#8230;” denotando due delle sue caratteristiche: la delicatezza nei confronti dei colleghi, anche quando forse non lo meritavano, e la modestia che lo ha sempre portato a rifuggire dai personalismi. Il bel <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2010/gennaio/17/Gigi_Speroni_giornalista_sempre_gentiluomo_co_9_100117071.shtml">pezzo</a> di Dario Fertilio, sul Corriere di ieri, era titolato “Gigi Speroni, giornalista sempre gentiluomo”. Credo che non possa esserci riconoscimento migliore.</em></p>
<p><em>Ciao fratellone, ti voglio bene e sarai sempre nel mio cuore.</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.donatosperoni.it/2010/01/19/addio-gigi-fratello-e-maestro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Cari compagni americani, vi scrivo questa lettera&#8230;</title>
		<link>http://www.donatosperoni.it/2009/09/24/cari-compagni-americani-vi-scrivo-questa-lettera/</link>
		<comments>http://www.donatosperoni.it/2009/09/24/cari-compagni-americani-vi-scrivo-questa-lettera/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2009 20:28:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Speroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amarcord]]></category>
		<category><![CDATA[Felicità e benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Futuro]]></category>
		<category><![CDATA[Persone]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[Lincoln]]></category>
		<category><![CDATA[Nebraska]]></category>
		<category><![CDATA[Ricchezza]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.donatosperoni.it/?p=233</guid>
		<description><![CDATA[Ritornare dopo 50 anni. La mia non è la storia dell’emigrante che torna da pensionato al suo paesello, ma al contrario quella di un adolescente che va con una borsa di studio per un anno a Lincoln, nelle grandi pianure americane, e ci ritorna da anziano, avendo scoperto grazie a Facebook che i suoi compagni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ritornare dopo 50 anni. La mia non è la storia dell’emigrante che torna da pensionato al suo paesello, ma al contrario quella di un adolescente che va con una borsa di studio per un anno a Lincoln, nelle grandi pianure americane, e ci ritorna da anziano, avendo scoperto grazie a Facebook che i suoi compagni di allora hanno organizzato una “50 years celebration”. E’ stata una settimana molto bella, per il calore con cui sono stato accolto, ma anche molto stimolante, perché mi ha fatto riflettere sull’America più profonda e sulle differenze rispetto a noi europei. Ho raccolto queste impressioni in una lettera ai miei compagni, pubblicata integralmente sul mio <a href="http://www.donatosperoni.com/2009/09/24/dear-wandering-knights-i-wonder/#comments">blog</a> inglese. </strong></p>
<p><strong>Sono stato spesso negli Stati Uniti per lavoro o per turismo, ma questa esperienza è stata diversa. Il Nebraska è esattamente al centro degli Stati Uniti. Da queste praterie passavano le carovane dei pionieri prima che la ferrovia facilitasse il viaggio alla costa occidentale. Non si fermavano, i pionieri, perché le grandi pianure erano considerate, a torto, poco fertili. E ancor oggi pochi stranieri visitano il Nebraska. E&#8217; la terra del granoturco e del bestiame, di gente sorridente e aperta, con valori semplici e condivisi. Questo è il cuore dell’America, diverso da New York e da Washington, ma anche dalla California o dal Colorado: un mondo conservatore, ricco di valori profondi, con una religiosità viva e sincera. Un mondo molto lontano dal nostro.<span id="more-233"></span><br />
</strong></p>
<p>Non ho incontrato  government officials oppure opinion leaders, come negli altri miei viaggi negli States, ma ho avuto la possibilità di stabilire un rapporto personale con una comunità di miei coetanei. E anche di verificare che cosa ciascuno di noi aveva fatto nella vita, perché tutti insieme abbiamo aggiornato l’Annuario prodotto dalla scuola nel 1959 con le nostre biografie al 2009. Nella riunione di sabato 19, al Country club di Lincoln, abbiamo anche ricordato quelli che non ci sono più, come Patty Spilker, la reginetta della classe, morta di aneurosi, o Tip Dow il genio della scuola che andò ad Harvard e morì di Aids mentre lavorava per l’Africa. C’è di tutto, nelle storie dell’Annuario, anche qualcuno che ha perso due figlie l’11 settembre e altri che hanno combattuto in Vietnam. Se avessi la penna di Edgar Lee Masters ne potrei ricavare un nuovo Spoon River.</p>
<p>Al termine di queste belle giornate, mi sono interrogato e ho scritto ai miei compagni una lettera che, come ho detto all&#8217;inizio, potete trovare sul mio <a href="http://www.donatosperoni.com/2009/09/24/dear-wandering-knights-i-wonder/">blog inglese</a>. In pratica mi sono fatto due domande, una positiva e una più problematica. La prima nasce dalla costatazione che questa gente, nel complesso, emana una forte sensazione di serenità, direi quasi di vita felice. E’ solo apparenza? Non mi sembra, perché ho parlato abbastanza a lungo con molti di loro per capire che non era una finzione dovuta alla circostanza di ritrovarsi con gli ex compagni. Non da oggi mi occupo di felicità, di come si misura, di che cosa è determinante per il benessere individuale. Ne scrivo spesso sul mio <a href="http://www.donatosperoni.it/category/felicita-e-benessere/">blog</a> e su altri giornali. Ho voluto sapere la loro opinione.</p>
<p>La seconda domanda nasce invece da una sensazione preoccupante che ho avuto in questo viaggio. Anche se il mondo è diventato più piccolo (mezzo secolo fa non parlai mai al telefono con mio padre, nell’arco di un anno, oggi da Lincoln ho parlato quotidianamente con i miei cari attraverso Skype e telefonate da pochi centesimi), anche se tutto ci sembra globale e interconnesso, i miei compagni americani mi sono sembrati lontani anni luce dal nostro modo di affrontare i problemi del mondo. Parlo nel complesso di gente colta, benestante, fortemente motivata al servizio della comunità, ma che fatica molto a interrogarsi sul futuro del mondo. Nella mia lettera, ho cercato di spiegare il mio punto di vista, di chiedere anche a loro di riflettere su questa differenza, di far nascere un dialogo.</p>
<p>Troppi da noi dipingono gli americani come gente arrogante e presuntuosa. L’America che ho incontrato questa volta, il cuore dell’America, è fatto da gente profondamente buona, anche se poco abituata a vedere le cose in una prospettiva globale, come invece facciamo noi problematici europei. E’ gente che fatica ad accettare il rovesciamento di prospettiva operato dalla presidenza Obama a capire che Obama non vuole una America socialista, ma che per la prima volta pone all’America le domande giuste, le domande che riguardano il futuro di noi tutti. Nella mia lettera, ho cercato di spiegare ai miei compagni di allora il mio punto di vista. Scambiarsi impressioni, parlarsi, discutere, approfittando delle possibilità offerte oggi dalla tecnologia, è straordinariamente importante.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.donatosperoni.it/2009/09/24/cari-compagni-americani-vi-scrivo-questa-lettera/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L’intrigo saudita&#8230; visto dal Nebraska</title>
		<link>http://www.donatosperoni.it/2009/09/16/l-intrigo-saudita-visto-dal-nebraska/</link>
		<comments>http://www.donatosperoni.it/2009/09/16/l-intrigo-saudita-visto-dal-nebraska/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 21:46:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Speroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amarcord]]></category>
		<category><![CDATA[L'intrigo saudita]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Persone]]></category>
		<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Andreotti]]></category>
		<category><![CDATA[Cooper files]]></category>
		<category><![CDATA[Cossiga]]></category>
		<category><![CDATA[Eni]]></category>
		<category><![CDATA[Eni-Petromin]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione politica]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Mazzanti]]></category>
		<category><![CDATA[P2]]></category>
		<category><![CDATA[Servizi segreti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.donatosperoni.it/?p=219</guid>
		<description><![CDATA[Pubblico questo post dall’aeroporto di Chicago. Domani nelle librerie italiane uscirà il mio libro L’Intrigo saudita, nella collana The Cooper Files. Questa mattina Sergio Rizzo ha anticipato la pubblicazione con un bell’articolo sul Corriere. Lo staff di Banda Larga, la società editoriale che gestisce Cooper (oltre ad altre importanti pubblicazioni come Internazionale e East) è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Pubblico questo post dall’aeroporto di Chicago. Domani nelle librerie italiane uscirà il mio libro <em>L’Intrigo saudita</em>, nella collana The Cooper Files. Questa mattina Sergio Rizzo ha anticipato la pubblicazione con un bell’<a href="http://archiviostorico.corriere.it/2009/settembre/16/007_trame_oscure_della_prima_co_9_090916058.shtml" target="_blank">articolo</a> sul <em>Corriere</em>. Lo staff di <a href="http://www.bandalargaeditore.it/" target="_blank">Banda Larga</a>, la società editoriale che gestisce Cooper (oltre ad altre importanti pubblicazioni come <em>Internazionale</em> e <em>East</em>) è impegnato in queste ore nella promozione del libro. Mi aspetto che il mio lavoro serva ad aprire un dibattito che corregga la memoria storica su un episodio clamoroso della storia italiana di trent’anni fa. E io&#8230; che ci faccio in America?<span id="more-219"></span></strong></p>
<p>No, non me ne sono andato per fare l’autore snob alla Moretti che si fa notare di più quando non c’è. Il fatto è che domani a Lincoln, nel Nebraska, cominciano i festeggiamenti per i 50 anni della mia classe. Cinquant’anni da quando andai in America per un anno come foreign exchange student per l’American Field Service. Cinquant’anni dalla graduation cioè dalla maturità alla Lincoln South East High School. I miei compagni di allora “The knights of Southeast”, si ritrovano in questo week end. Sarà una cosa molto diversa dalle nostre malinconiche cene di classe, perché nella scuola americana si possono scegliere curricula diversi, per cui tra corsi e attività extrascolastiche si interagisce con l’intera scuola. Un po’ come all’università da noi. Sarà una festa grande, con molta gente, cerimonie, visite ufficiali, il discorso di uno storico, l’immancabile torneo di golf. Da allora non sono mai ritornato nel Nebraska. E non ho mai avuto occasione di ritornare negli Stati Uniti dopo l’11 settembre. Insomma, questo è un viaggio speciale e meriterà un racconto a parte. Dovevo esserci, anche se non gioco a golf.</p>
<p>Ma torniamo all’<em>Intrigo saudita</em>. I contenuti li potete trovare sul <a href="http://www.intrigosaudita.it" target="_blank">sito</a> dedicato dove si potrà anche consultare l’indice, una cronologia della vicenda e l’elenco dei nomi. Le ragioni che mi hanno indotto a spendere un anno di lavoro per questo libro sono oggettive e soggettive. C’era innanzitutto da fare un’operazione di giustizia. Nel ricordo generale, anche dei giornalisti più attenti, la vicenda Eni Petromin fu una storiaccia di finanziamenti ai partiti attraverso la P2 che voleva mettere le mani sui giornali italiani. Quando ho cominciato a studiare i documenti e a cercare i protagonisti di allora, ero quasi certo che non fosse così (il perché lo spiego più avanti), ma la verità era sepolta in un mare di carte parlamentari e giudiziarie. Spero di aver dato risposte esaurienti: i soldi non erano destinati né ai partiti né alla P2, l’ex presidente dell’Eni Giorgio Mazzanti ha commesso molti errori, come lui stesso ammette nell’intervista che gli ho fatto 30 anni dopo, ma è assolutamente innocente (del resto a suo carico non c’è mai stata non dico una sentenza, ma nemmeno l’inizio di un procedimento giudiziario), la maxitangente aveva altre destinazioni.</p>
<p>Non mi potevo fermare a questo punto. Se si trattò di un falso scandalo, chi armò tutto quel casino per far saltare il contratto? Chi promosse la colossale disinformazione, una campagna da far impallidire gli epigoni di oggi? A questa domanda ho cercato di rispondere nella parte conclusiva del libro e le mie tesi, quando le avevo già scritte, hanno avuto il supporto di un’intervista di Francesco Cossiga realizzata appena prima di andare in stampa.</p>
<p>C’è poi un’altra ragione che mi ha indotto a scrivere questo libro. Nel 1979, quando scoppiò lo scandalo, lavoravo a fianco di Mazzanti come direttore centrale dell’Eni per i rapporti con il governo, il parlamento e la stampa. Rimasi all’Eni sedici mesi, poi fui ben felice di ritornare al giornalismo. In quel periodo avevo maturato convinzioni, ma non certezze. Per esempio, sapevo che Mazzanti non conosceva Gelli al momento della firma del contratto con gli arabi. Ma nel complesso non avevo capito perché era esploso questo enorme scandalo, che fece perdere all’Italia centinaia di miliardi (in lire di allora) e aprì la strada a dieci anni d’involuzione dell’Eni. Per trent’anni mi sono portato dentro la voglia di capire meglio, ma per rispondere dovevo ritagliare molti mesi per dedicarmi esclusivamente a questo libro. Finalmente ho avuto la possibilità di farlo.</p>
<p>Nella narrazione &#8211; come spiego nella Nota introduttiva del libro &#8211; ho cercato per quanto possibile di lavorare su elementi accertati, testimonianze e documenti, utilizzando i ferri del mestiere di cronista della politica e dell’economia che ho esercitato per quarant’anni. Ho isolato in corsivo le mie testimonianze personali in fondo a ciascun capitolo, proprio per non inquinare l’obiettività del racconto, ma semmai per corredarlo con alcuni fatti in più.</p>
<p>Il risultato è una verità complicata. Forse la gente non ama le verità complicate, però si appassiona ai libri di Dan Brown o di Stieg Larsen. <em>L’Intrigo saudita</em> è una storia è tutta vera, ma si legge come un giallo politico.</p>
<p>Insomma&#8230; comprate il mio libro (anche <a href="http://bandashop.it/product.php?id=79&amp;pos=0" target="_blank">on line</a> senza spese di spedizione) e buona lettura. E non mancate di farmi avere i vostri graditi commenti o le vostre graditissime testimonianze su quell’epoca e quella vicenda. La Storia è un puzzle infinito: si può sempre aggiungere qualche tassello.</p>
<p><a href="http://www.intrigosaudita.it" target="_blank">www.intrigosaudita.it</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.donatosperoni.it/2009/09/16/l-intrigo-saudita-visto-dal-nebraska/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Riflessione sul libro di Martini: quando arriva l&#8217;ora di sognare</title>
		<link>http://www.donatosperoni.it/2009/01/28/riflessione-sul-libro-di-martini-quando-arriva-lora-di-sognare/</link>
		<comments>http://www.donatosperoni.it/2009/01/28/riflessione-sul-libro-di-martini-quando-arriva-lora-di-sognare/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 28 Jan 2009 09:15:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Speroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amarcord]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Futuro]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[Persone]]></category>
		<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Statistica]]></category>
		<category><![CDATA[www.fainotizia.it]]></category>
		<category><![CDATA[Anziani]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Martini]]></category>
		<category><![CDATA[Sogni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.donatosperoni.it/2009/01/28/riflessione-sul-libro-di-martini-quando-arriva-lora-di-sognare/</guid>
		<description><![CDATA[Nelle sue &#8220;Conversazioni notturne a Gerusalemme&#8221;, Carlo Maria Martini riprende le parole del profeta Gioele citate anche dall&#8217;apostolo Pietro: &#8220;I vostri figli e le vostre figlie profeteranno, i vostri giovani avranno visioni e i vostri anziani faranno sogni&#8221;. Sono parole importanti anche per un laico come me&#8230; Nelle sue &#8220;Conversazioni notturne a Gerusalemme&#8220;, Carlo Maria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Nelle sue &#8220;Conversazioni notturne a Gerusalemme&#8221;, Carlo Maria Martini riprende le parole del profeta Gioele citate anche dall&#8217;apostolo Pietro: &#8220;I vostri figli  e le vostre figlie profeteranno, i vostri giovani avranno visioni e i vostri anziani faranno sogni&#8221;. Sono parole importanti anche per un laico come me&#8230;</strong><span id="more-103"></span></p>
<p>Nelle sue &#8220;<a href="http://www.librimondadori.it/web/mondadori/scheda-libro?isbn=978880458391&amp;autoreUUID=bcb210e1-9ea9-11dc-9517-454a8637094f">Conversazioni notturne a Gerusalemme</a>&#8220;, Carlo Maria Martini riprende le parole del profeta Gioele citate anche dall&#8217;apostolo Pietro: &#8220;I vostri figli  e le vostre figlie profeteranno, i vostri giovani avranno visioni e i vostri anziani faranno sogni&#8221;.<br />
L&#8217;ex arcivescovo di Milano, che vive in ritiro a Gerusalemme e sta per compiere 82 anni, le spiega così: &#8220;i figli e le figlie (&#8230;) devono essere critici. La generazione più giovane verrebbe mano al suo dovere se con la sua spigliatezza e il suo idealismo indomito non sfidasse e criticasse i governanti, i responsabili e gli insegnanti. In tal modo fa progredire noi&#8230;&#8221;<br />
Per la generazione di mezzo &#8220;avere delle visioni&#8221; significa che &#8220;un vescovo, un parroco, un padre, una madre, un imprenditore (&#8230;) dovrebbero avere degli obiettivi per una comunità, una famiglia, un&#8217;azienda. I responsabili devono sapere cosa fare e quali compiti accettare&#8221;.<br />
Martini aggiunge: &#8220;E&#8217; bello che il profeta assegni un compito anche agli anziani, Non ci si può aspettare che siano innanzitutto critici e profetici. Non si deve pretendere dagli anziani che portino pesi, elaborino progetti e li realizzino come la forte generazione di mezzo. Hanno meritato di affidare ad altri il comando e di dedicarsi a qualcosa di nuovo: il sognare&#8221;. A che servono i sognatori?  &#8220;A mantenerci aperti alle sorprese dello Spirito Santo, infondendo coraggio e inducendoci a credere nella pace là dove i fronti si sono irrigiditi. (&#8230;) Gli anziani devono trasmettere i sogni e  non le delusioni della loro vita&#8221;.<br />
Come tanti altri spunti del bel libro nato dal dialogo di Martini con l&#8217;altro gesuita Georg Sporschill, queste parole hanno fatto riflettere anche un laico come me, che fatica a credere a un disegno costruttivo dello Spirito Santo. Significano innanzitutto che non ci si deve spaventare dello spirito dialettico dei più giovani, che può apparire distruttivo: i profeti del Vecchio Testamento, come anche Cristo, erano antagonisti rispetto alla società del loro tempo.<br />
E&#8217; anche giusto che sia la generazione di mezzo a governare: non un&#8217;oligarchia, come succede  in Italia. A patto però che i nuovi leader sappiano guardare al di là del loro naso e abbiano una &#8220;visione&#8221; di dove vogliono condurre la società.<br />
E gli anziani? Questa parte della profezia mi interessa particolarmente. Ho compiuto da poco sessantasei anni e otto mesi. Se anche vivessi cent&#8217;anni (come spero, alla faccia delle statistiche demografiche che mi attribuiscono una &#8220;speranza di vita&#8221; nettamente minore), sono comunque entrato nella &#8220;terza fase&#8221; indicata dal profeta. Valgono anche considerazioni  non anagrafiche: ho appena completato, dopo sei mesi di lavoro, la prima stesura di un libro che mi &#8220;portavo dentro&#8221; da trent&#8217;anni e  che certamente rappresenta il compimento di tante vicende di impegno diretto e di assunzione di responsabilità.<br />
Sognare per me significa far tesoro delle esperienze accumulate non per contestare, non per gestire, ma per immaginare un futuro possibile per tutti. Saper comporre, nel sogno di un mondo diverso, problemi apparentemente insolubili come la sovrappopolazione della Terra, la spoliazione dell&#8217;ambiente, i crescenti contrasti tra ricchi e poveri certamente peggiorati dalla crisi senza precedenti che ha colpito il mondo. O altri dilemmi angoscianti, contrasti di interessi apparentemente senza soluzione che possono riguardare l&#8217;Europa, l&#8217;Italia, la propria comunità, la propria famiglia.<br />
Questi sogni devono essere stimolati con un cibo adeguato per la mente e il cuore: è necessario avere il tempo e la capacità di ascoltare le persone, di cogliere i segni del cambiamento tra i tanti messaggi che ci bombardano, di immaginare e valorizzare quello che è importante per costruire il domani. In fondo l&#8217;uso dei sogni nella psicanalisi per andare alla radice delle proprie motivazioni non è molto diverso da questo processo.<br />
Per sognare e comunicare i sogni che interessano la comunità bisogna andare oltre la dialettica tra gestione e antagonismo, tra tesi e antitesi, per indicare al meglio le possibili sintesi, senza &#8220;portare i pesi&#8221; delle appartenenze e delle ideologie. E&#8217; paradossale, ma se la mia interpretazione è esatta (e mi piace pensare che lo sia, per trarne una norma di comportamento valida almeno per me) spetta agli anziani mostrare alle generazioni successive il migliore dei mondi che l&#8217;umanità potrà realizzare, lasciando ad altri il compito di costruirlo: quel mondo che essi probabilmente non vedranno, ma che grazie ai loro sogni trasformati da altri in &#8220;visione&#8221; potrà almeno in parte avverarsi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.donatosperoni.it/2009/01/28/riflessione-sul-libro-di-martini-quando-arriva-lora-di-sognare/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Europa ha deciso: donne in pensione più tardi</title>
		<link>http://www.donatosperoni.it/2008/11/19/leuropa-ha-deciso-donne-in-pensione-piu-tardi/</link>
		<comments>http://www.donatosperoni.it/2008/11/19/leuropa-ha-deciso-donne-in-pensione-piu-tardi/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 19 Nov 2008 21:56:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Speroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amarcord]]></category>
		<category><![CDATA[Economia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Unacittà]]></category>
		<category><![CDATA[www.fainotizia.it]]></category>
		<category><![CDATA[www.terzarepubblica.it]]></category>
		<category><![CDATA[Bonino]]></category>
		<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Pensioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.donatosperoni.it/2008/11/19/leuropa-ha-deciso-donne-in-pensione-piu-tardi/</guid>
		<description><![CDATA[Quasi nessuno si è accorto che la Corte di Giustizia europea ha deciso a favore dell&#8217;equiparazione dell&#8217;età pensionabile per uomini e donne. L&#8217;Italia non potrà ignorare questa sentenza, perché rischia di pagare penali molto elevate. Il precedente governo, con Emma Bonino, aveva indicato un percorso graduale per risolvere questo problema ed investire nelle politiche di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quasi nessuno si è accorto che la <strong>Corte di Giustizia europea ha deciso </strong>a favore dell&#8217;equiparazione dell&#8217;età pensionabile per uomini e donne. L&#8217;<strong>Italia non potrà ignorare questa sentenza</strong>, perché rischia di pagare penali molto elevate. Il precedente governo, con Emma Bonino, aveva indicato un <strong>percorso graduale</strong> per risolvere questo problema ed investire nelle politiche di conciliazione tra lavoro e famiglia al fine di aumentare l&#8217;occupazione femminile.<span id="more-93"></span><br />
E adesso? Il 13 novembre la Corte di giustizia europea ha depositato la <a href="http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=document&amp;file=/art/SoleOnLine4/Norme%20e%20Tributi/2008/11/sentenza-corte-ue.pdf">sentenza</a> che ha sancito la violazione del Trattato europeo in materia di parità di trattamento tra uomini e donne perché il regime pensionistico dei dipendenti pubblici stabilisce un&#8217;età diversa per andare in pensione per uomini (65 anni)  e donne (60).<br />
Mi sembra che soltanto il <em>Sole 24 Or</em>e abbia dato <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Norme%20e%20Tributi/2008/11/corte-ue-donne-pensione.shtml?uuid=9daeb22c-b1c6-11dd-8178-818175f7083c&amp;DocRulesView=Libero">notizia</a> di questa sentenza, anche se le conseguenze saranno dirompenti sull&#8217;intero sistema pensionistico. La sentenza riguarda soltanto i trattamenti Inpdap, ma è previsione generale che nuove procedure d&#8217;infrazione potrebbero essere avviate anche per gli altri regimi pensionistici, arrivando ad investire tutte le lavoratrici. Con Emma Bonino, quando Emma era ministro delle politiche europee, ho lavorato nel 2007 alla redazione del <a href="http://www.politichecomunitarie.it/attivita/16205/stato-di-attuazione-anno-2007">rapporto</a> &#8220;Donne, Innovazione Crescita&#8221;, Nota aggiuntiva al rapporto sull&#8217;attuazione delle politiche di Lisbona. Il rapporto individuava nell&#8217;occupazione femminile uno dei più gravi ritardi italiani rispetto agli obiettivi di sviluppo europei e sottolineava l&#8217;importanza del prevedibile  esito sfavorevole all&#8217;Italia della sentenza europea sull&#8217;equiparazione dell&#8217;età pensionistica.<br />
La Nota, trattandosi di un documento governativo che conciliava le posizioni di diversi ministeri, era piuttosto prudente su questo punto, Bonino fu anche più esplicita, facendo (in un articolo su Repubblica che fece molto discutere)  il caso fantasioso ma realistico della &#8220;signora Pina&#8221;, svantaggiata dal pensionamento anticipato perché costretta a casa a fare la badante, a rischio di povertà per gli importi di pensione più ridotti che avrebbe percepito. Per la Bonino, in somma, il pensionamento anticipato non è un privilegio, ma uno svantaggio per le donne. La proposta scaturita da quel dibattito era semplice ed efficace: definire un percorso graduale di equiparazione dell&#8217;età pensionabile e destinare i risparmi previdenziali a un miglioramento delle &#8220;pratiche di conciliazione&#8221; cioè agli investimenti (asili nido, supporti agli anziani e altro) per aiutare le donne ad essere protagoniste nel mondo del lavoro.<br />
La &#8220;Nota aggiuntiva&#8221;, presentata da Romano prodi nell&#8217;ottobre 2007, fu solo l&#8217;abbozzo di una politica, messa nel cassetto dal cambio di maggioranza del 2008.</p>
<p>Non ho notizia di che cosa intende fare il nuovo governo per affrontare questo problema urgente. Ma una cosa è certa: l&#8217;Italia non potrà ignorare la presa di posizione europea, perché rischia di pagare penalità calcolate in base ad ogni giorno di ritardo nell&#8217;esecuzione della pronuncia.<br />
E&#8217; importante aggiungere che l&#8217;equiparazione dell&#8217;età pensionabile non sarebbe affatto una misura impopolare. Un <a href="http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=sondaggio&amp;chId=30&amp;sezId=8719&amp;id_sondaggio=5369&amp;azione=risultati">sondaggio</a> del Sole 24 Ore dimostra infatti che tre quarti degli interpellati sono a favore dell&#8217;equiparazione per tutti i contratti pubblici e privati e dell&#8217;utilizzo dei risparmi a favore delle politiche familiari, come appunto aveva proposto la Bonino.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.donatosperoni.it/2008/11/19/leuropa-ha-deciso-donne-in-pensione-piu-tardi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ugo la Malfa: i beni pubblici per la felicità dei cittadini</title>
		<link>http://www.donatosperoni.it/2008/10/31/ugo-la-malfa-i-beni-pubblici-per-la-felicita-dei-cittadini/</link>
		<comments>http://www.donatosperoni.it/2008/10/31/ugo-la-malfa-i-beni-pubblici-per-la-felicita-dei-cittadini/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 31 Oct 2008 08:30:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donato Speroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Amarcord]]></category>
		<category><![CDATA[Persone]]></category>
		<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Unacittà]]></category>
		<category><![CDATA[www.fainotizia.it]]></category>
		<category><![CDATA[www.terzarepubblica.it]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Manifestazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Soddu]]></category>
		<category><![CDATA[Pri]]></category>
		<category><![CDATA[Ugo la Malfa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.donatosperoni.it/2008/10/31/ugo-la-malfa-i-beni-pubblici-per-la-felicita-dei-cittadini/</guid>
		<description><![CDATA[Mio figlio Pietro, che è un rigoroso, dice che in questi casi bisogna pubblicare un disclaimer, cioè dichiarare i rapporti di parentela o di amicizia con la persona citata nel blog. E allora dichiaro che conosco Paolo Soddu da più di trent&#8217;anni, per un&#8217;amicizia di famiglia. Questo però non mi impedisce di parlar bene del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Mio figlio  Pietro, che è un rigoroso,  dice che in questi casi bisogna pubblicare un disclaimer, cioè dichiarare i rapporti di parentela o di amicizia con la persona citata nel blog. E allora dichiaro che conosco Paolo Soddu da più di trent&#8217;anni, per un&#8217;amicizia di famiglia. Questo però non mi impedisce di parlar bene del suo lavoro perché si tratta di  uno storico di valore, che ha scelto un tema prezioso anche per riflettere sulla crisi di oggi.</em><br />
Ho assistito al Senato, mercoledì 29, alla <a href="http://www.radioradicale.it/scheda/265572/presentazione-del-libro-ugo-la-malfa-di-paolo-soddu">presentazione</a> del <a href="http://www.hoepli.it/libro.asp?ib=9788843041923&amp;pc=000004005000000#Abstract">volume</a> &#8220;Ugo La Malfa &#8211; Il riformista moderno&#8221; (Carocci Editore), scritto da <a href="http://musicologia.unipv.it/organizzazione/personale/curricula/soddu.html">Paolo Soddu</a>. Era presente il Capo dello Stato. Il libro ha già avuto, come è giusto, recensioni lusinghiere da giornalisti e storici come Nello Ajello, Piero Craveri, Giuseppe Galasso, Nicola Tranfaglia. Hanno parlato del libro Giovanni De Luna, Galasso, Paolo Savona, mentre Enzo Bianco, Carlo De  Benedetti, Antonio Maccanico, Eugenio Scalfari hanno fornito testimonianze personali. Inevitabile la nota di rimpianto rispetto ai politici e alla politica di oggi.<span id="more-86"></span></p>
<p>Ho ripensato alla sua passione civile, capace anche di &#8220;giocare di sponda&#8221;, come lui stesso teorizzò con Scalfari paragonando la politica al biliardo, tutte le volte che il boccino non si può colpire direttamente; per un partito come il Partito repubblicano italiano, che ad andar bene aveva il 2 per cento dei consensi, giocare di sponda era obbligatorio.<br />
I quattro gatti del Pri  furono il lievito della democrazia, dall&#8217;avvento La Malfa alla segreteria del partito dell&#8217;edera (proveniva dal Partito d&#8217;Azione) fino alla sua morte. A La Malfa si deve la liberalizzazione degli scambi dell&#8217;immediato dopoguerra, imposta contro il parere della Confindustria, ma che si rivelò una frustata salutare per l&#8217;apparato produttivo del Paese. e anche l&#8217;adesione al sistema monetario europeo, premessa all&#8217;adesione all&#8217;euro. Possiamo dire che è grazie a lui che siamo &#8220;aggrappati all&#8217;Europa&#8221;. A lui si deve l&#8217;affrancamento dei socialisti dalla sudditanza al Pci, con la nascita del primo centrosinistra nel 1962, ma anche, negli anni&#8217;70. lo stimolo all&#8217;uscita dei comunisti di Enrico Berlinguer dal ghetto di un&#8217;opposizione sterile e trinariciuta.<br />
Era un uomo di visione e di rigore. Qualche volta sbagliò, come quando ritardò l&#8217;ingresso in Italia della Tv a colori in nome di un&#8217;austerità che era ormai fuori dai tempi. Ma, come ha ricordato Paolo Savona, aveva un concetto cardine che sarebbe bene far rivivere oggi e che la moderna scienza economica sta approfondendo: la felicità dei cittadini non dipende solo dalla disponibilità di beni individuali, ma anche dal buon uso dei beni pubblici. Un concetto molto lontano dal berlusconismo (la felicità dipende dalle disponibilità individuali), ma anche dalla pratica concreta della sinistra italiana  che troppo spesso avalla la realtà corporativa dei beni pubblici gestiti nell&#8217;interesse di chi li produce).<br />
Era un capo carismatico, ma era anche molto attento ai giovani. Le poche volte che l&#8217;ho incontrato (ero un giovane della federazione giovanile) i nostri colloqui finivano invariabilmente con la frase: &#8220;E adesso dimmi che cosa pensi della situazione politica&#8221;. Ero intimidito, ma cercavo di spiaccicare qualche frase, spesso giovanilisticamente critica verso di lui e la sua linea.  Stava a sentire con pazienza e spiegava.<br />
E&#8217; morto nel 1979. Io ero già uscito dal Pri, ma dopo di lui non c&#8217;è mai stato un leader politico in cui sono riuscito a riconoscermi.<br />
Sono uscito dal Senato, nelle strade bagnate di pioggia e segnate poche ore prima dalla violenza scaturita da manifestazioni che fatico a capire, pensando quanto manca alla democrazia di oggi un politico come Ugo La  Malfa e un partito come il suo Pri. Oggi a causa della crisi economica stanno riscoprendo l&#8217;importanza del settore pubblico. Ma non vedo in giro né il suo rigore né il suo disinteressato carisma.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.donatosperoni.it/2008/10/31/ugo-la-malfa-i-beni-pubblici-per-la-felicita-dei-cittadini/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

